Leggo il giorno, trovato in edicola di M. Caiazzo
Comune: Modena
Provincia: Modena
Edicolante: Silvia e Giorgio – Via Pisano
Leggo, il giorno.
Trovato, in edicola.
Ieri leggevo sdraiato sull’erba.
Era il giorno.
Era la fantasia.
Era la musica.
Era la meccanica.
Era una finzione.
Era la tecnologia.
Era il tennis.
Era il cinema.
Leggo, il giorno.
Trovato, in edicola.
Oggi leggo seduto sulla panchina.
E’ il giorno.
E’ la fantasia.
E’ la musica.
E’ la politica.
E’ una finzione.
E’ la tecnologia.
E’ il tennis.
E’ il cinema.
Leggo, il giorno.
Trovato, in edicola.
Domani leggerò seduto in poltrona.
Sarà il giorno.
Sarà la fantasia.
Sarà la musica.
Sarà la politica.
Sarà una finzione.
Sarà un necrologio.
Sarà il tennis.
Sarà il cinema.
Leggo, il giorno.
Trovato, in edicola.
Un’edicola al servizio del cliente reale di R. Armenia
Comune: Modena
Provincia: Modena
Edicolante: Alessia Di Deco Viale Caduti sul Lavoro Modena
Un’edicola al servizio del cliente reale (e di quello potenziale) : “la preghiera del mattino dell’uomo moderno è la lettura del giornale”.
Parafrasando e ispirandomi alle linee direttrici di un motto popolare (“il buongiorno si vede dal mattino”) e di una citazione del filosofo Hegel (“la preghiera del mattino dell’uomo moderno è la lettura del giornale. Ci permette di situarci quotidianamente nel nostro mondo storico”) , più per consolidata abitudine-esigenza che per scaramanzia, ogni mattina, appena esco da casa –tra le 07,30 e le 08,00- , la prima sosta è all’edicola di Viale Caduti sul Lavoro, dove incontro il sorriso e l’efficienza di Alessia Di Deco , a quell’ora affiancata dalla gentilissima madre Rosa, che l’assiste , prima di andare al suo lavoro presso il Policlinico. E’ un’edicola coloratissima inserita in un parco verde , con un solo inconveniente, il parcheggio limitatissimo e, soprattutto, l’arroganza di un residente nel palazzo dal civico 81 , che, a volte, uscendo con l’automobile dal suo cancello per immettersi sul viale pubblico, non tollera ci siano mezzi in sosta per consentire agli automobilisti di acquistare il o i giornali. Da notare che il passaggio è libero, “l’incazzoso cittadino” può benissimo passare ma non vorrebbe nessuna automobile in sosta nel raggio di cinque-sei metri dal suo cancello . Ma sono quisquilie e pinzillacchere , direbbe Totò , rifacendosi agli umoristi toscani del 400 ed anche ad umoristi alla Marcello Marchesi e secondo il nostro caustico antenato Alessandro Tassoni. Cose da nulla, di poco conto. Soprattutto se e quando ci si addentra nell’edicola condotta dalla giovane , sempre sorridente e gentile Alessia. E’ un tripudio di colori e di giornali all’insegna delle più moderne soluzioni grafiche. Ma vediamo, prima di entrare, l’esterno dell’edicola : è un cubo , che sembra ispirarsi all’unità unifamiliare di Le Corbusier e ad una costruzione della nuova “green-architecture” , oggi di moda. E’ un cubo verde, inserito nel verde del parco pubblico di Viale Caduti sul Lavoro angolo via Marinuzzi , con vetrine su tutti i quattro lati, che presentano -esposti di facciata- manifesti dedicati a collane editoriali – nelle vetrine posteriori rivolte verso il parco pubblico- e pubblicazioni periodiche, suddivise per genere e tipo. Così in una vetrina ci sono le riviste di arte e architettura, in un’altra riviste di fumetti, in un’altra ancora periodici di approfondimento storico-filosofico-letterario e di poesia, nelle due vetrine che si trovano sul davanti, a fianco dell’ingresso verso l’interno dell’edicola, ci sono periodici di gossip e informazione e, in un’altra vetrinetta, tutti i diversi titoli della collana editoriale “ Meridiani”, dedicata ai viaggi e alla scoperta di altri Paesi del mondo. Accanto all’ingresso, espositori con locandine dedicate ai quotidiani “modenesi” “La Gazzetta di Modena”, “il Resto del Carlino” e “Prima Pagina-Modena” , che “esaltano” le notizie più importanti, di maggiore richiamo per i lettori. Locandine che si propongono di sostituire i vecchi, “storici” strilloni del secondo dopoguerra, che “urlavano” , con voce stentorea, a volte baritonale, le notizie più interessanti o, a volte, più pruriginose. (“il Resto del Carlino” ha ripreso ad utilizzare gli strilloni, lungo le strade di maggior traffico della città) . Tra le notizie evidenziate nelle locandine, quelle che annunciano crisi, scandali o disastri, cioè notizie negative. A comprova che, per avere acquirenti, i giornali devono divulgare e sottolineare i fatti negativi, i dolori e le tragedie (la nostra civiltà della comunicazione è sempre più incentrata sulle informazioni del pianto e del dolore) . Perché un giornale che scelga di offrire informazioni e notizie “rosa” , edificanti (è stato comprovato) non ha futuro. Nelle locandine si sublimano anche i servizi di approfondimento contenuti nei quotidiani. Perché , come diceva sempre Enzo Biagi, “la radio dà la notizia, la televisione la fa vedere, il giornale l’approfondisce”. In questi giorni, su tutti i mezzi comunicazionali e promozionali giganteggiano due manifesti giganti che promuovono la collana editoriale DVD “Alla scoperta del Vaticano con Alberto Angela” del gruppo “la Repubblica-L’Espresso” ” . E sopra, come “cappello” , su tre lati dell’edicola, su sfòndo verde , in nero, sono riprodotti i loghi delle testate che l’edicola promuove, in modo prioritario, cioè dal lato sinistro “L’Unità” e il “Corriere della Sera” , sul davanti “il Resto del Carlino”, “La Gazzetta di Modena” e “la Repubblica” , sul lato destro dell’edicola , di nuovo “L’Unità” e “La Gazzetta dello Sport”. Tutti questi loghi preesistevano all’arrivo e alla gestione dell’edicola da parte di Alessia. Quando si entra nell’edicola, si è catturati da un caleidoscopio di colori e di segni grafici , che caratterizzano le copertine dei periodici di diverso genere (da quelli di informazione e approfondimento a quelli –sempre più di successo- specializzati nel gossip, nelle curiosità più o meno pruriginose e scandalose). Su alte pile (che si assottigliano via via nel corso della mattinata) sono esposti i quotidiani , da quelli con la cronaca locale come “La Gazzetta di Modena”, “il Resto del Carlino” e “Prima Pagina-Modena” a quelli nazionali , predisposti in ordine, da quelli più richiesti (“Corriere della Sera”, “la Repubblica”, “La Stampa” , “La Gazzetta sportiva” e “Tuttosport”, “Il fatto quotidiano”, “L’Unità” e “Avvenire”) a quelli meno richiesti . Se i periodici attirano l’attenzione e poi l’interesse con le copertine a colori, i quotidiani giocano tutta la loro politica di marketing sulle soluzioni grafiche delle prime pagine e degli editoriali, studiate e realizzate da designers e grafici esperti in comunicazione e che conoscono la cultura, la sensibilità e quindi i “gusti” e le aspettative dei componenti il target dei loro lettori reali e potenziali. L’edicola è sempre più anche libreria. Oltre ai gadgets, agli inserti , ai magazine allegati ai quotidiani e ai periodici, l’edicolante-libraia presenta in bella mostra alcune opere editoriali, che sono novità o bestseller, che possono diventare longseller, come le opere dei giallisti “storici” come Agatha Christie, Arthur Conan Doyle, Edgar Allan Poe, o come i contemporanei Dashiell Hammet, Ken Follett, James Patterson (che con oltre centotrenta milioni di copie vendute guarda dall’alto gli altri autori di gialli o di legal thriller), come le novità di casa nostra cioè di Alberto Angela, Alessandro Baricco, Andrea Camilleri , Sveva Casati Modignani, Umberto Eco, Valerio Massimo Manfredi, Dacia Maraini , Walter Veltroni . In proposito, ricordo che una mattina di inizio dicembre 2015, appena arrivato all’edicola, insieme ai miei sei quotidiani già pronti, ho trovato la sempre gentile ed attenta Alessia particolarmente euforica: il giorno prima era passato dalla sua edicola Valerio Massimo Manfredi per acquistare alcuni quotidiani e, vedendo, due suoi titoli (il saggio “Le meraviglie del mondo antico” e il romanzo “Il mio nome è Nessuno. Il ritorno”) , si è complimentato ed ha ringraziato l’edicolante, dedicandole una copia di un suo romanzo. Sì perché Alessia, specialmente nei “tempi morti” del lavoro, appena possibile, legge i libri che espone, consapevole che, come ha detto il Presidente Sergio Mattarella, “ i libri sono un giacimento sterminato per comprendere la vita e attraversarla”. I libri sono i veicoli dell’intelligenza e per l’arricchimento umano, civile e professionale. Alessia sfoglia e legge i libri per divertirsi ed arricchirsi sul piano personale e professionale ed anche per poterli proporre e consigliare ai clienti, con maggiore cognizione di causa. Come facevano (e fanno ancora, oggi, per fortuna) molti librai cosiddetti tradizionali, indipendenti, che amavano-amano la loro professione ed erano-sono veri consulenti al servizio dei lettori reali e potenziali. Se la lettura, il libro, in Italia, negli ultimi anni ,sono andati sempre più in crisi (dal 48,6% sono scesi al 42,8% gli italiani che leggono almeno un libro all’anno, mentre in Francia o in Germania abbiamo tra il 78% e l’82% la percentuale dei lettori abitudinari), una delle concause è da ricercare nel tramonto dei librai indipendenti, che amavano la loro professione-missione di consulenti al servizio dei lettori (a Modena, nel 1962 c’erano 12 ottime librerie, oggi ce ne sono solo 3. In compenso presso tutti i supermercati , nella grande distribuzione, si trovano megalattiche librerie. Sono le librerie di catena con commessi gentili ma quasi mai preparati per fornire consigli e suggerimenti ai lettori, sia a quelli reali sia a quelli potenziali. La loro politica dei grandi numeri , spesso, è tutta basata sullo sconto. Ma questo non crea nuovi potenziali né, tantomeno, reali lettori). A proposito di libri, desidero sottolineare che l’edicola di Viale Caduti sul Lavoro , presenta anche un ampio assortimento di prodotti e servizi per i giovani: dai giochi ai libri per ragazzi. E noi sappiamo (le risultanze delle indagini motivazionali quali-quantitative ci dicono che i giovani lettori –da 6 a 14 anni- se vivono in case già dotate di libri, per ben il 66,9% sono lettori abituali) che questi giovani sono tra i migliori studenti e si preparano meglio per il loro futuro di uomini. Dicevo sopra che l’edicola è un tripudio di colori, dove le copertine dei libri per ragazzi ne sono un esempio: disegnate e a colori , arricchiscono e decorano l’edicola di Alessia, che sa benissimo che i bambini entrano nella sua edicola, sapendo già che cosa desiderano (figurine o libri o giochi). Perché la pubblicità da parte degli editori e il passaparola tra amici li ha già sensibilizzati ed informati. Lo spirito di emulazione tra i giovani è sempre fortissimo. Ogni volta che entro nell’edicola di Alessia, ricordo i miei anni giovanili, quando in casa mia entravano “La Gazzetta dell’Emilia” (oggi “Gazzetta di Modena”) , “il Resto del Carlino”, ma anche “Stadio” e il “Brivido Sportivo” con il giornali umoristici del secondo dopoguerra, dal modenese “Sandrone” ai nazionali “Marc’Aurelio” e “Il Travaso delle idee” . Ed io, acquistavo e leggevo “Topolino” allora pubblicato dall’”Arnoldo Mondadori Editore” –oggi dalla modenese “Panini Comics” – , acquistavo e “divoravo” “Pantera bionda”, che era una bellissima donna che rappresentava il Tarzan al femminile, secondo un canone di bellezza condivisa ( come dice Vittorio Sgarbi a proposito della bellezza “non separata” ma rispondente ai canoni condivisi da intere generazioni). Di nascosto, quasi vergognandomi, acquistavo anche “Grand Hotel” , che è stato un giornale che ha assolto una funzione fondamentale nell’avvicinare alla lettura e quindi alle edicole, milioni di nuovi lettori. Giornali come “Grand Hotel” , unitamente alla televisione e all’”Autostrada del Sole”, hanno sconfitto l’analfabetismo ed hanno avvicinato gli italiani, facendoli conoscere di più e meglio tra loro. Per condividere anche i valori dell’unità del Paese , dei suoi valori cristiani e della ricchezza della lingua italiana, che è nata proprio con il “De vulgari eloquentia“ di Dante Alighieri , di cui celebriamo, quest’anno, il 750.mo anniversario della nascita. Come dice Borges, l’uomo è fatto in gran parte della sua memoria. Nella mia, i giornali hanno rappresentato-rappresentano una costante. Nel lungo periodo (24 anni) in cui sono stato a Milano, funzionario poi dirigente di primarie case editrici, come “benefit” e come modo e mezzo per documentarmi anche sul piano professionale, ricevevo ogni giorno sei quotidiani ( da me indicati-prescelti). Li leggevo dalle 06,00 alle 08,30 del mattino. Poi, cominciavo le riunioni, gli incontri di lavoro. Oggi, acquisto e leggo, ogni giorno, sei quotidiani . Come allora. Ma con maggiore partecipazione-interesse . Perché, oggi, sono io che scelgo e acquisto i miei giornali, che leggo, sottolineo nelle parti che più mi interessano e, spesso, ritaglio e conservo ( il garage di casa mia ne è pieno). A volte, ai sei quotidiani, posso aggiungerne altri (come “Il Sole-24Ore”) . E’ sempre la brava ed efficiente Alessia che mi segnala i servizi che ritiene possano interessarmi, via via che sono pubblicati, nei quotidiani e nei settimanali, che normalmente non acquisto. Ritorna l’edicolante (come il libraio) di fiducia, che offre un servizio di assistenza e consulenza ai clienti. Così che il passaggio, ogni giorno, all’edicola è un rituale che apre la giornata e si rinnova nel tempo.
Penultime notizie di P. Malagoli
Comune: Modena
Provincia: Modena
Edicolante: Edicola Gualtieri Viviana Via Rainusso 104 41124 Modena
I fari del furgone bianco spuntarono sullo stradone deserto. La sagoma del mezzo s’ingrandì, avanzando a velocità sostenuta e parcheggiò, accostando senza mettere la freccia e urtando col pneumatico anteriore il cordolo del marciapiede.
Ilario scese, scagliando lontano la cicca della sigaretta e salutò Franco che gli veniva incontro, fregandosi le mani intirizzite, nell’aria frizzante del mattino. Si era alzato dal muretto sbrecciato adiacente al chiosco della vecchia edicola, sigillato dal lucchetto che non veniva aperto da oltre un anno.
Venti mesi prima, quel chiosco decrepito era un’edicola ben tenuta, che si stagliava, verde, sullo sfondo del caseggiato popolare. La piazzola antistante, sempre pulita, permetteva un’agevole sosta ai numerosi avventori che transitavano per la statale. Tutto il quartiere era un brulicare operoso di artigiani e negozianti che servivano una clientela di operai, pensionati e immigrati che abitavano gli appartamenti a prezzi modici della zona. Un buon posto in cui crescere, vivere e invecchiare, con uno stipendio che permette di arrivare appena a fine mese.
Franco aveva aperto l’edicola nel quartiere da vent’anni e la sua giornata lavorativa veniva ricompensata da un guadagno sufficiente per pagare pigione, sostentamento e qualche modesto svago.
Tutto era filato liscio fino all’apertura del nuovo tratto di tangenziale che, grazie al viadotto che ora correva venti metri sopra le loro teste, aveva isolato quella comunità dal resto della cittadina.
Il traffico si era interrotto, incanalato nella nuova direttrice e smistato in ogni direzione. I primi a farne le spese furono i due bar del quartiere, costretti a chiudere per mancanza di avventori; poi fu la volta della tabaccheria e della pompa di benzina. Franco resistette sei mesi, deciso a non mollare, nonostante la penuria d’incassi. Nell’ultimo mese cedeva i quotidiani a credito ai pochi negozianti rimasti, facendosi saldare con un taglio di capelli dal barbiere ormai senza clientela, o ritirando il pane dal fornaio in procinto di chiudere i battenti.
I primi tempi, dopo la chiusura, continuava a trascorrere molte ore presso il chiosco. Lo apriva per fargli prendere aria, cancellava le scritte che deturpavano la serranda e bazzicava nei paraggi, incapace di tagliare i legami con quel luogo. Poi, col passare dei mesi e lo sfacelo che imperava nella zona destinata al degrado, aveva smesso di occuparsene, lasciandolo sigillato e ricoperto da disegni osceni, scritte razziste o inneggianti a un’impossibile riscatto. Ora era quasi sepolto dall’edera, l’unico rigoglio concesso in quel sito dimenticato da Dio.
Ma l’abitudine che Franco non aveva abbandonato, era quella di alzarsi prima dell’alba, quando ancora tutti dormivano. Scendeva in strada, si recava presso la sua edicola e aspettava il furgone che consegnava i giornali. Adorava il profumo di stampa fresca uscire dal cassone stipato di pacchi legati con le fascette plastificate. Il tonfo dei quotidiani sul marciapiede, la conta dei colli, la consegna dei resi del giorno precedente e la firma sulla bolla di consegna all’addetto insonnolito. Quel senso d’aspettativa… lo scorrere dei titoli mentre sistemava i giornali sugli espositori… sapere già tutto prima che il mondo aprisse gli occhi.
Questo solo gli era rimasto. Grazie all’amicizia di Ilario, il suo fornitore, che per anni aveva incontrato all’alba di ogni benedetto giorno della sua vita lavorativa.
Ilario faceva ancora il solito giro. Consegnava l’edizione mattutina, ritirava i resi e prima di rientrare passava dal chiosco di Franco, che trovava puntuale ad attenderlo. Lo caricava sul furgone e andavano a prendere un caffè al bar della tangenziale. Poche chiacchiere sul tempo, sulle notizie del giorno poi, prima che Ilario si recasse al macero, a scaricare le rimanenze, depositava di nuovo Franco davanti alla vecchia edicola, conscio che il meglio della giornata se n’era andato.
Anche quella mattina tutto si svolse come al solito, ma arrivato a destinazione il giornalaio decise di approfittare dell’amicizia del corriere per formulare un’inconsueta domanda:
– Potrei dare una sbirciata al cassone…? – chiese, sorvolando sulla stranezza della proposta.
– Certo… se ci tieni… – assentì Ilario assecondandolo.
All’apertura delle porte, Franco fu investito da ciò che rappresentava lo scopo di quella richiesta: l’odore dei giornali. Ne inspirò a pieni polmoni, socchiudendo gli occhi. Poi salì nel vano di carico, dove pile di resi riposavano in attesa della distruzione. Toccò i pacchi:
– Andranno distrutti…? – domandò, già conoscendo la logica risposta.
– Certo, entro due giorni saranno di nuovo pasta di cellulosa… –
– Perché non… – esordì, nemmeno sapendo dove volesse andare a parare – …perché non mi lasci un paio di pacchi…? –
Ilario si stranì alla richiesta:
– Sono giornali di ieri… che utilità possono avere…? – capiva che nemmeno il suo amico lo sapeva ma, convinto di assecondare un semplice moto nostalgico, non seppe rifiutare. Scaricò due pacchi, di due diverse testate e lo salutò, desideroso di finire il suo giro e recuperare qualche ora di sonno.
Il mattino successivo la sua sorpresa fu grande quando, sorbito il solito caffè, avviandosi verso la cassa, Ilario fu fermato da Franco con una mossa plateale, che doveva aver pregustato da quando l’aveva caricato davanti al chiosco.
– Se permetti, offro io… – si schernì Franco, togliendo dalla tasca alcune monete che contò minuziosamente sul palmo della mano.
Non volendolo privare dell’evidente soddisfazione, Ilario lasciò fare, chiedendo ragione di quel gesto appena risaliti in furgone per tornare verso casa.
– I giornali di ieri… ricordi…? – spiegò raggiante – …Li ho disposti sul marciapiede, in bella vista. Per mezzogiorno li ho venduti tutti… venti centesimi al pezzo… –
– Ma chi…? – iniziò Ilario incredulo.
– Oh… disoccupati… clandestini… spacciatori… per ora la clientela non è granché… – spiegò, intuendo lo scetticismo dell’amico.
– Per ora…?! – si stupì Ilario.
– Ci ho ragionato, il tempo non mi manca… – proseguì eccitato Franco, sordo a ogni obiezione.
– …che differenza può fare se una notizia è del giorno prima, quando ancora non ne sei a conoscenza…? –
Ilario lo guardò di sottecchi, con la sigaretta all’angolo della bocca che lasciava salire un ricciolo di fumo bianchissimo.
– Voglio dire… gran parte delle notizie, nazionali o locali, sono per lo più… trascurabili. Che differenza passa tra il sapere oggi che i dati sui consumi sono stati rivisti al ribasso… o apprenderlo il giorno seguente…? La notizia che una pensionata è stata truffata da due individui distinti all’uscita dall’ufficio postale… non è ugualmente terribile appresa con un giorno di ritardo…? –
Ilario cominciava a capire, ma Franco voleva andare oltre.
– E ti dirò di più… quand’è che una cosa accade davvero…? Quando succede, o quando ne veniamo a conoscenza…? –
L’amico buttò la cicca dal finestrino e lo rialzò, come per escludere il rumore del traffico e comprendere meglio.
– Dai giornali che mi hai lasciato ieri, ho appreso della morte di un anziano maestro che è stato mio cliente per anni… – Franco sembrò pensare per alcuni secondi, poi continuò – …il suo nome non mi diceva nulla, ma dalla foto l’ho riconosciuto immediatamente. Bene… per me è morto ieri, quando ho appreso la notizia… Due giorni fa, per quel che mi riguarda, era al parco a sfamare i piccioni col pane raffermo, come ogni mattina, non dentro una cassa alle camere ardenti… –
Ilario sapeva che avrebbe dovuto obbiettare qualcosa, ma stranamente non trovava un appiglio per scardinare quell’assurda teoria.
Quando se ne andò, Franco era davanti al chiosco sigillato, a salutarlo con la mano, con un sorriso soddisfatto e tre pacchi di giornali del giorno precedente ai piedi.
Dopo una settimana, una mattina all’alba, Ilario trovò l’edicola nuovamente aperta. Franco si scusò di non potersi assentare per il caffè, ma fu lui stesso a offrirlo, versandolo bollente dal thermos, come aveva fatto per anni prima del tracollo. Ora le forniture di vecchi giornali erano diventate regolari. Franco li pagava a peso, come carta da macero, comprandone il quantitativo che riusciva a pagare con gli spiccioli guadagnati il giorno precedente. Ilario supponeva che si sostentasse con la pensione dell’anziana madre, con cui viveva.
Non aveva mai resi, ciò che avanzava lo impilava sugli scaffali del chiosco, a invecchiare come bottiglie di vino buono.
– Ieri ho venduto venti copie a un unico cliente… – annunciò trionfante.
– …un meteorologo che fa previsioni sulla cronaca locale… – spiegò, fornendo i particolari all’amico che stava scaldandosi le mani col bicchiere fumante.
– Contro ogni altra previsione aveva annunciato precipitazioni nevose nel pomeriggio… era stato l’unico a farlo… e che è successo ieri, verso le quindici…? –
– E’ nevicato un paio d’ore… – confermò Ilario, divertito dall’enfasi con cui il giornalaio sottolineava l’evento.
– Appunto… – confermò Franco – …penso che distribuirà quelle copie come prova della sua perizia… magari gli frutterà un impiego più remunerativo… –
– Pensi di riaprire l’edicola…? – domandò Ilario.
– Non so… per ora non credo… ho riaperto il chiosco perché il meteorologo mi ha assicurato che stamattina pioverà… quindi, perché rischiare…? –
Il martedì successivo, arrivando più tardi del solito, Ilario incrociò un’anziana signora che se ne andava con una pila di quotidiani sotto il braccio.
– Un’altra pazzoide con la passione per le vecchie notizie…? – chiese a Franco che se ne stava rintanato nel chiosco, dove una piccola stufetta esalava un tepore invitante.
– No… doveva rifoderare i pensili di cucina… le ho fatto un prezzo di favore… – riferì con un gesto vago della mano.
Poco più avanti, sul marciapiede, un uomo che pareva indiano stava allestendo un carretto con mazzi di verdure poco invitanti.
– Stiamo collaborando… – spiegò Franco – …io fornisco la carta per gli involti e lui mi paga in insalata, asparagi, o ciò che riesce a recuperare tra le rimanenze dei mercati generali. Stiamo istituendo un nuovo polo commerciale. – La strizzatina d’occhio che seguì, fece nascere nel corriere il sospetto che l’amico si fosse bevuto il cervello ma, davanti a quella ritrovata serenità, decise di non avere il diritto d’interferire nelle sue decisioni. Quindi scaricò i giornali che Franco poteva permettersi per quella mattina e lo lasciò alla sua nuova attività.
– Complimenti per suo nipote, signora Antonia…! – annunciò raggiante Franco, rivolto alla vecchia signora che da tre giorni passava a comprare sempre la stesa copia del quotidiano della settimana precedente.
– Ha visto che bravo…? – fu la solita risposta che lei gli rifilava con un sorriso. Poi apriva la pagina sportiva, dove un articolo annunciava che un giovane nato nel quartiere era stato ingaggiato da una squadra di basket americana e l’anno successivo avrebbe esordito in NBA.
Antonia era sette anni che non lo vedeva. Da quando aveva finito le scuole medie e si era trasferito con la madre a Milano. Sperava di ricevere una sua telefonata prima della sua partenza per Dallas, ma non era nemmeno sicura che avesse ancora il suo numero di telefono, dopo che suo figlio, il padre del ragazzo, se n’era andato con un’altra al termine di un divorzio burrascoso.
– Non ha conservato la copia di ieri…? – le chiedeva Franco, perplesso nell’accettare quei pochi spiccioli provenienti dalla pensione sociale dell’anziana signora.
– Certo… ma comprarlo, aprirlo qui in strada e trovare la notizia ogni volta… è impagabile! – gli diceva convinta.
– A proposito… ne ha ancora, vero…? –
Franco le mostrava una pila di copie che teneva in un angolo, appositamente per lei.
– A domani, allora…! – Lo salutava lei, chiudendosi il cappotto logoro.
– A domani e… ancora complimenti…! –
Ai primi di marzo piovve ininterrottamente per due settimane.
Basant, l’ortolano pakistano che gestiva il carretto di verdure nei pressi dell’edicola, si riparava sotto la tettoia del chiosco, offrendo un cespo d’insalata ai clienti di Franco come un mazzo di rose. A lui si era aggiunto Plamen, un bulgaro disoccupato, che pescava di notte al ponte di barche e rivendeva cavedani e pesci gatto, ben disposti su cassette di polistirolo.
La città viveva nella paura di allagamenti e i fiumi si erano gonfiati fino a minacciare le campagne circostanti e la periferia.
Le elezioni del nuovo sindaco erano fissate per il mese successivo e Franco ricordò una polemica che aveva tenuto banco sui giornali qualche tempo addietro, all’inizio della campagna elettorale, quando lo sfidante aveva pubblicamente incolpato il sindaco in carica di aver malamente sperperato i fondi comunali, stanziati per la pulizia e il riassetto dei corsi d’acqua.
Scartabellò tra i vecchi giornali e riesumò le copie. Un articolo dettagliato riportava l’accusa dello sfidante e, in quello di due giorni dopo, il sindaco in carica rivendicava il lavoro della sua giunta riguardo alla manutenzione degli argini. Li sistemò entrambi su due espositori contrapposti, come pugili che si guardano in cagnesco al centro del ring.
Dai quartieri vicini veniva gente a rileggere quegli articoli, chi sperando che il vecchio sindaco avesse realmente curato la sicurezza dei fiumi, che ora rappresentavano una minaccia incombente e chi, sotto sotto, auspicava qualche problema che spianasse la strada a una nuova amministrazione.
A due addetti stampa che si presentarono per un’intervista al giornalaio, incolpato di voler influire sull’esito delle elezioni, Franco, ben riparato nel chiosco dalla pioggia battente, rispose candidamente:
– La gente si scorda troppo in fretta delle notizie. Le novità ricoprono continuamente le parole già dette, i concetti già espressi, sommergendoli sotto una montagna di banalità. Ma le parole scritte sono come macigni, che devono rimanere nel tempo… –
Basant e Plamen annuivano serafici, sotto la pensilina, come assistenti di un oracolo consultato per una questione vitale.
I giornalisti se ne andarono con la loro intervista, un sacchetto di lattuga, una carpa di quasi un chilo e la sensazione che, adesso, la sfida elettorale avrebbe risentito di quelle notizie ormai scordate da tutti.
Piovve per altri tre giorni, ma gli argini ressero. I fiumi si gonfiarono all’inverosimile, tenendo in allarme la protezione civile e col fiato sospeso la popolazione… ma ressero.
I clienti aumentarono, a seguito dell’intervista e la gente si fermava semplicemente a buttare uno sguardo ai titoli esposti, riscoprendo notizie e opinioni ormai accantonate, ma che trovavano in quel momento conferme o smentite.
Il martedì che la multinazionale Tenxyz Spa, una società con sede in città, fu protagonista di uno dei più eclatanti crack finanziari dell’ultimo decennio, la notizia esplose come un fulmine a ciel sereno. L’indiscrezione ventilata il giorno precedente a borse chiuse, trovò una tragica conferma l’indomani, gettando nel panico gli investitori.
Quel giovedì, Franco, seduto in cucina prima dell’alba davanti alla tazza di caffè, seguiva il notiziario e si chiedeva come potesse essere possibile che nessuno avesse avuto sentore di ciò che stava accadendo. Andava con la mente alle pagine finanziarie delle settimane precedenti, ma lo scarso interesse per l’argomento non aveva permesso a nessuna delle notizie di fissarsi nei suoi ricordi.
Quando arrivò al chiosco, mentre stava facendo giorno, trovò una macchina ad attenderlo, con dentro due persone ben vestite che parevano aspettarlo da un po’. Plamen li guardava storto, mentre allestiva il suo banchetto e un paio di sfaccendati cercavano di scroccare sigarette agli sconosciuti.
Scesi dall’auto, attesero che Franco aprisse l’edicola poi, come normali clienti, si accostarono con una richiesta bizzarra:
– Ha dei quotidiani del 7 marzo…? –
– Che testata…? – chiese Franco prendendo tempo.
– Qualunque… di quel giorno –
– No… – rispose troppo velocemente, senza controllare tra le pile di quotidiani stipati nel chiosco.
Quando Ilario passò a trovarlo, alla fine del suo giro, incrociò l’auto che se ne stava andando.
– Hai clienti di classe, adesso… chi erano…? –
– Mi hanno diffidato… – rispose Franco, mentre spostava plichi di giornali cercando la data giusta.
– Diffidato…? – si stupì guardando la strada e i fari posteriori dell’auto sparire verso la tangenziale.
– Si… dall’esporre… – e intanto si rizzò con una quindicina di copie ancora ripiegate tra le mani – …questi…! – e depositò sul banco il giornale finanziario di un mese prima, sulla cui testata spiccava un titolo a due colonne, in cui un’importante agenzia di rating consigliava l’acquisto dei titoli Tenxyz denominandoli sicuri e in trend decisamente positivo.
– Che mi venga…! – sussultò Ilario, sorpreso dall’assurdità di ciò che stava leggendo.
– Ma che danno puoi fare tu… esponendo un vecchio giornale…? –
– Risvegliare le coscienze… ecco che posso fare… accendere un faro nella nebbia dell’oblio in cui la gente relega la verità per inseguire le novità. –
Ilario ritenne il discorso troppo profondo e come se Franco avesse avvertito il suo scetticismo, continuò:
– Oh… da qui so che posso fare ben poco… ma non si può mai sapere… –
– Come pensi di agire, adesso…? –
– Non so… – rispose pensieroso il giornalaio – …non posso rischiare una querela… quella è gente importante… e ci sono tanti soldi in ballo… –
– Io ripasserò nel pomeriggio… – annunciò Ilario – …non fare l’eroe, mi raccomando… –
Fermandosi alcune ore dopo, si sentì sollevato non vedendo esposti i giornali incriminati. Si disse che, in fondo, aveva fatto la scelta giusta. Non era il caso di mettere di nuovo a rischio la tranquillità faticosamente ritrovata dopo tanto penare. Si recò dal tabaccaio, che aveva riaperto i battenti grazie al passaggio che ormai l’edicola garantiva e, uscendo con le immancabili sigarette, notò Plamen che avvolgeva nel giornale finanziario due grassi pesci gatto per un’anziana signora, che attendeva l’involto contando monete dal borsellino.
Sulla parte frontale, in evidenza, la notizia della Tenxyz Spa campeggiava visibile come su un cartellone pubblicitario. E così faceva Basant, avvolgendo un cavolo con la stessa notizia in bella vista, che sarebbe uscita dal quartiere, salita sull’autobus con il cliente dell’ortolano per raggiungere chissà quale parte della città.
Sorrise, scuotendo la testa e raggiungendo Franco che, sornione, stava passando in rassegna gli articoli del giorno precedente.
– Ho una buona notizia per te… – annunciò Ilario soddisfatto.
– Il vecchio sindaco è stato rieletto… e vuole riqualificare questo quartiere… –
– Ah si…?! – finse indifferenza Franco – …domani lo leggerò sul giornale… –
– E per prima cosa vorrebbe riaprire ufficialmente l’edicola… –
Franco sospese il lavoro e lo scrutò interrogativamente da sopra gli occhiali.
– Da domattina ho l’incarico di consegnarti i pacchi dei quotidiani del giorno…! –
– Non so che farmene… – minimizzò Franco, che invece sentì accendersi una fiamma che gli scaldò l’anima.
– Beh… non dirlo a me… io ho solo l’ordine di lasciarteli… e così farò… –
Franco riempì due tazze di caffè dal thermos che teneva sotto il bancone. Ne offrì una a Ilario, mentre un signore sbirciava la notizia sul vecchio giornale finanziario, svolgendo l’involto di patate che aveva appena comprato. Scuoteva la testa, allibito, rigirando il pacco e seguitando a leggere.
– Quand’è così… ti aspetto domattina all’alba… – disse mimando un brindisi con la tazzina fumante – …saranno perfetti per incartare il pesce…! –
Gianpaolo,l’amico edicolante di E. Cassoli
Comune: Nonantola
Provincia: Modena
Edicolante: Gianpaolo Vezzali Quadrifoglio via roma,40 – 41015 Nonantola
Felice son stata quando con sorriso smagliante,
mi ha proposto questo concorso il mio edicolante.
Subito,con gioia, si è composta nella mia mente,
un’armonia di parole che lodarlo potesse.
Per compere varco spesso quella porta
e due son le ragioni che mi esortan:
l’assomigliar Gianpaolo al mio caro papà
che in cielo è volato quand’ero in giovane età.
L’altra ragione è un sentito riconosciuto,
verso di lui che mi lascia il cuor contento,
chi ha figli piccoli sa che fuori dal nido debbon volare,
è rilevante per me potere loro aiutare.
Parecchi sacrifici gli edicolanti devono fare,
perché all’alba le saracinesche devon sollevare,
e le abbassano a sera tardi tutto l’anno
con eccezione di pochi giorni e capodanno!
Una lode sincera a questo bravo commerciante,
che serve i clienti con pazienza e all’istante,
e da una brava e solerte consorte è affiancato.
Auguri sinceri per tanti anni ancora di buon ricavato!
“L’Edicola misteriosamente scomparsa alle prime luci del mattino e…incredibilmente ritornata” di M. Messina
Comune: Pavullo nel Frignano
Provincia: Modena
Edicolante: Roberto Venturelli Edicola Le Arcate Piazza Toscanini,10
I
L’edicola venne rapita da una luce misteriosa verde nella notte del 20 novembre. Il Mauro sorseggiando un caffè, venne assalito da un giramento di testa, improvviso e malevole, per questo si appoggiò ad un mucchio di giornali nazionali bruciacchiati. Il Corriere della Sera riportava la notizia dell’uccisione del numero tre dell’ISIS. Un drone aveva fatto esplodere un villaggio. Il numero delle vittime non era stato diffuso, solo il nome del terrorista ucciso.
Nella piazza rimase una grossa buca alle cinque e trenta del mattino e il signor Gildo sbucato dall’oscurità di via Puccini, per poco non vi precipitò dentro
“Che cosa l’è suces?” chiese stringendosi nel giubbotto di jeans. Il collo era coperto da una sciarpetta di lana ruvida.
“….Dio bon! Non lo so! Fino a cinque minuti fa, qui c’era la mia edicola…a la mottà l’è scumpars!” rispose il Mauro, pulendosi il retro dei pantaloni.
“La coipa l’è tutta della Comunità Montana, l’è coipa lor, lei non sa cosa mi è suces? ” commentò il Gildo e un odore di cognac distrasse i sensi del Mauro.
“Mi hanno boicottato, non facendomi fare la mostra delle mie ultime sculture e a tirèr trop la corda la se scianca” aggiunse con voce fiera e nello stesso tempo estrasse dal portafogli un foglio di giornale spiegazzato.
Era un articolo della Nuova Prima Pagina, che riportava la notizia della mancata mostra al Palazzo Ducale del maestro Gildo Pasini.
Il Mauro allontanò lo sguardo da quel foglio odorante di anice e si sedette per terra, circondato da alcuni volti orientali. Erano i proprietari cinesi del bar accanto alla banca, venuti a ritirare le copie dei giornali e i loro occhietti verticali scrutavano la voragine lasciata aperta dall’edicola scomparsa. Il signor Gildo era sparito.
Il Mauro venne aiutato a rialzarsi e prima che potesse raccontare cosa fosse successo, venne distratto da un odore di cognac, “ La coipa l’è tutta della Comunità Montana, l’è coipa lor, lei non sa cosa mi l’è suces? Barbun!” rispose una voce balzando verso l’alto.
“Mi hanno boicottato, non facendomi fare la mostra delle mie ultime sculture e ricordate chi magna dl’ai an mòr mai.” aggiunse il signor Gildo con voce impetuosa, estraendo dal portafogli un foglio di giornale spiegazzato. Era di nuovo l’articolo della Nuova Prima Pagina sulla mostra mancata delle sue opere. I cinesi lo guardavano stupiti, incapaci di comprendere cosa centrasse con la voragine apertasi al posto della edicola, inoltre nelle loro teste si faceva avanti un altro pensiero molto più terreno: “Il proprietario dell’Edicola Le Arcate Una Stella a Vladimiro Caminiti mi rimborserà il prezzo odierno dei giornali?”
“Mah, valli a capire gli occidentali! Hanno uno strano rapporto con il denaro” pensava Lee, nato da genitori cantonesi a Modena nel 1985, una moglie e tre figlie da mantenere. Il figlio maschio tardava a venire, era questa la sua preoccupazione al momento, bisognava tramandare il nome della famiglia, suo padre era stato chiaro a proposito nell’ultima visita domiciliare.
Nel giorno ancora assorto comparve un uomo avvolto in un giaccone arancione. Era Alex, lettore abituale de Il Carlino, edizione di Bologna. Il suo sguardo esprimeva una viva inquietudine: “Madonna, dove vado ora a comprare il mio giornale?”
Da dietro una siepe ricomparve il signor Gino: “La colpa l’è tota della Comunità Montana, l’è coipa lor, lei non sa cosa mi è suces?” rispose balzando verso l’alto. Un odore di cognac distrasse i sensi dell’Alex.
“Mi hanno boicottato, non facendomi fare la mostra delle mie ultime sculture” aggiunse con voce fiera e nello stesso tempo estrasse dal portafogli un foglio di giornale spiegazzato. Era sempre lo stesso articolo, della Nuova Prima Pagina, sulla mancata mostra al Palazzo Ducale delle sculture del maestro Gildo Pasini.
“Ma va a luverer” rispose l’uomo allontanandolo verso il centro della strada.
Lontano dalle discussioni che si accendevano, spegnavano e iniziavano intorno a lui, Il Mauro si era lasciato cadere e un secco tonfo: “Tunf!” aveva fatto vacillare le tazzine abbastanza pulite del bar accanto all’Unicredit, l’istituto bancario più in voga in questo decennio. I volti ancora incollati al sonno notturno, quello che non si recupera più una volta smarrito, anche cercandolo dentro le coperte, lo guardavano e riguardavano, come se fosse lui il desiderato cuscino di piume d’oca. La voragine apertasi al posto dell’edicola chiedeva una tazza di caffè corretto con il rum, prima di alzarsi, mentre il cielo cominciava ad illuminarsi e la nebbia del mattino si stendeva per riscaldarsi le sue membra intorpidite dal gelo notturno. Era l’annunzio di una giornata ricca di sole ma fredda, poco ideale per lavare il salone di casa.
…Nel corso dei giorni successivi nella mente criptata del Mauro si fece avanti dalle ultime file un pensiero vestito da tiranno: “Chi sono coloro che mi hanno rapito l’edicola? Perché e da dove vengono? Hanno dei complici tra i miei clienti?”
Per questo non aveva preso parte all’uscita settimanale cinematografica e aveva cominciato a riflettere, bevendo spritz e mangiando manciate di noccioline. Centrava forse la Milva, così bassa e poco femminile nell’abbigliamento, sempre vestita di scuro da essere confusa con un operario dell’Hera, la quale dopo aver acquistato una copia del Carlino e di Donna, le aveva parlato della futilità dell’Arena condotta da Giletti, così bellino e sincero. Ahi, quei politici tanto ancorati ai vitalizi. Era forse lei che gli aveva rapito l’edicola? Centrava forse la Luciana che parlando in rigoroso dialetto pavullese, più rughe che capelli cosi biondi da sembrare ricoperti da due confezioni di tintura, ogni giorno acquistava rigorosamente Un Milionario. Vinceva al massimo venti euro, che spendeva nuovamente in nuovi Milionari. Era forse lei la ladra? Ahi saperlo! Bisognava solo indagare, soprattutto indagare, semplicemente indagare.
Nel frattempo il Mauro aveva sostituto la struttura di metallo verde che lo proteggeva dal temporale e dal sole cocente, con due tavolini rettangolari. Li aveva trovati dentro la cantina di sua madre Norina. La mattina dopo la scomparsa tragica dell’edicola, li aveva puliti con l’amuchina e ricoperti da un panno verde, per dare ai clienti l’idea di un luogo accogliente e familiare. A protezione della carta stampata aveva posto un ombrellone dell’Algida, prestatogli dal proprietario del bar della piazza. In quella nuova e precaria struttura commerciale, il Mauro continuava la caccia ai ladri, che gli avevano rapito l’edicola numero 2342.
II
Il Commissario Tonalbano dal volto alquanto seccato, prima di entrare nella piazza, ordinò al suo attendente Sir Adrian Toomes di sequestrare un cassetta di maroni. Il suo fiuto perfetto ne aveva individuato la provenienza dai monti della Slovenia e ora bisognava assolutamente analizzarli prima di metterli in commercio. Ne andava di mezzo la salute della cittadinanza. Le proteste del commerciante vennero spente da un buono dello Stato, pagabile a partire dal febbraio 2078. Lo Stato si faceva garante della salute dei contribuenti e un buco al secchio alle eventuali accuse di peculato. L’indagatore prescelto si strinse nel cappotto perfettamente liso alle maniche, secondo la moda di di Porto Maravilha a Rio De Janeiro, facendosi avanti con passi misurati e ben studiati, in modo da consumare le scarpe in ogni loro parte. Domenico Tonalbano era un uomo sulla cinquantina, il capo pelato da già un ventennio lo teneva lontano dalle spese sconsiderate dal parrucchiere, non era molto alto, forse un metro e sessantotto che lui, per una sorta di presunzione, dichiarava nei documenti di identità: “Un metro e settanta abbondante” e dato il suo ruolo pubblico nessuno aveva mai osato contraddirlo. L’aspetto era piacente, se si tendeva a negare il suo evidente difetto fisico, percepibile solo da un occhio adusato allo studio dei comportamenti umani secondo le teorie di Piaget: il Commissario Tonalbano aveva un braccio più corto dell’altro, non dal punto di vista fisico, bensì dal punto di vista economico. Era dotato del braccino corto, per alcuni simbolo di virtù e parsimonia, per altri di un inaudito attaccamento al denaro e alla roba propria. Novello Arpagone, un sano Mastro Gesualdo o semplicemente un Paperone de Paperoni odierno.
Era lui l’incaricato di risolvere il mistero dell’edicola scomparsa. Da tutti era riconosciuto come funzionario integerrimo e probo, anche se talvolta tendeva ad esagerare nella sua tendenza a sequestrare tutti i beni commestibili, che trovava nelle vicinanze del luogo del reato.
Il suo secondo atto pubblico fu quello di sequestrare tutti i cornetti alla crema nel bar più vicino, quello di Lee Balo, e due tazze di cappuccino con scaglie di cioccolato. Nessun commentò la sua decisione tranne il gestore del bar, che si vide consegnato un buono di risarcimento per la merce sequestrata, scadenza aprile 2089. Il terzo atto pubblico fu quello di sequestrare il primo pupazzetto della serie “I mille volti di Rat Man”, che attendeva con frenesia da mesi e mentre la voragine gli si mostrava nella sua interezza, non abbandonava di guardarlo, meglio rimirare l’oggetto del suo desiderio, allontanando con una mano le domande del Mauro, sempre più ossessive sul futuro della sua edicola, accarezzando, con un dito fasciato a causa dei sette punti, rimediati nel tentativo di aprire una scatoletta di tonno difettata, la minuscola figura gialla dal dito teso verso il cielo.
A questo punto la voce tonante del funzionario scosse il Mauro: “Senta lei, sequestro anche un pupazzetto dipinto a mano della raccolta Hero Marvel. Uno soltanto per tutte le uscite della serie, sono pezzi da collezione. Provvederà il mio sottoposto a ritirarli. Ha capitooo! Mica mi pagano per ripetermi!”
“Si, si, si, mica so fesso sà….Milan campione, l’ho detto sà! Mica so fesso sà!” cominciò a ripetere l’uomo quasi scheletrico, girando intorno allo gnocco fritto del Mauro. Era questo lo spuntino di Mauro delle dieci.
“Bong!” Un rumore sordo distolse il Mauro dalle sue preoccupazioni e vide l’uomo così simile ad un avvoltoio, steso per terra. In mano stringeva uno gnocco fritto. Il Mauro si accorse che era proprio il suo, questo voleva dire che avrebbe dovuto rinunciare alla sua merenda delle dieci. Non ci voleva proprio, doveva protestare per questo nuovo sopruso. A questo punto il Mauro….si girò, facendo cadere a terra l’ombrellone e la banconota di venti euro ancora stretta nella mano di un cliente, saltò con un balzo il cordone rosso bianco che proteggeva la cittadinanza dalla voragine e chiudendo gli occhi, si lanciò nel vuoto.
Swishhhh…un’aria malsana lo colpì subito, costringendolo ad aggrottare le ciglia. Il Mauro aprì gli occhi e con grande sorpresa si accorse di una minuscola luce alla fine del vuoto. Cosa era? Dove portava questa voragine? Swishhh…Si chiedeva l’uomo circondato dal vuoto, interno a sé sentiva strani fruscii e un odore di acqua paludosa. Ora ricordava, il terreno sotto Pavullo era un’antica palude prosciugata, ma i suoi abiti erano asciutti. Cosa stava accadendo, la luce nel frattempo diventava sempre più grande, sempre più nitida. Swishhh….Si tolse gli occhiali, tenendoli stretti nella mano sinistra, prese un fazzoletto di carta e pulì il vetro delle lenti. Li rimise sul naso, l’aria odorava di rame e di argilla. Ah, se lo avessero saputo i ladri di questo metallo, avrebbero scavato fino al cuore della terra per trovarlo. Oh, per meglio dire avrebbero costretto tanti nuovi schiavi arrivati sui barconi a trovare il metallo conduttore. La luce aveva un colore: era verde…tutta verde e il volo finì improvvisamente così come era iniziato
Il Mauro si trovò in un luogo sconosciuto, aveva la forma di una piazza circolare e il cielo era di colore verde dai contorni rossi e neri. Se non fosse stato per il rosso sarebbe sembrata la maglia del Sassuolo. Senza palazzi, bar o negozi. Girò lo sguardo e si accorse che tutto il cerchio era formato da edicole. Non vi erano altre costruzioni, solo edicole. Era il centro commerciale delle Edicole Smarrite nelle Voragini. Un cartello luminoso lo indicava chiaramente. Al centro del cerchio c’era una stampatrice enorme, lanciava in aria copie di quotidiani nazionali e locali senza nessuna fotografia, fumetti senza nuvolette, riviste di storia europea, copie di cruciverba già compilati e tanta carta colorata. Alcuni uomini li prendevano e li appendevano alle porte scorrevoli sigillate dall’esterno. Il Mauro vide un uomo dai capelli bianchi raccolti a coda di cavallo sulla schiena. Lo salutava, lo conosceva, chi poteva essere? Lo guardò meglio e si accorse che era Milagros, il proprietario dell’edicola della stazione delle corriere e vicino lui stava Cecchini, il proprietario dell’edicola vicino al comune. Erano tutti là, fermi vicino alle loro edicole. Rapiti dagli alieni e portati in questo nuovo centro commerciale.
“Come faranno ora i miei clienti?” pensò il Mauro e venne assalito da un senso di impotenza e…si risvegliò in piena notte, tutto era scuro intorno a lui, dov’era la sua edicola? Stese la mano tremante sul comodino e accese la luce della lampada. L’orologio del samsung segnava le due e cinquanta. Cosa era successo? Si strofinò il naso con un fazzoletto di carta. Silenzio intorno a lui. La data segnata era 20 novembre 2015. Allora era stato tutto un sogno, un cattivo sogno. Maledetta fase Rem.
III
Il Mauro sentì: “Toc! Toc!” alla porta scorrevole dell’edicola, aveva ancora in bocca il sapore dello zucchero a canna del caffè e nella parte più vasta del cervello il ricordo dell’incubo notturno. Il ticchettio continuò fino a quando la porta di vetro, si spalancò infestando il luogo sacro con lo smog delle auto di passaggio e del profumo troppo abbondante delle signore in evidente stato di menopausa.
“Scusa lei ha visto questo film?” chiese una signora bruna, i capelli lavati da poco diffusero nel locale chiuso un odore di melograno e limone. Aveva gli zigomi sporgenti a contornare due occhi castani, ancora sporchi di sonno. Si spostò un po’ per fare passare dietro di lui un uomo dai capelli bianchi, il quale si precipitò in preda ad una risatina isterica verso le copie dei dvd in vendita. Era una copia di “American Sniper”, il Mauro capì che era la sua occasione per vendere quella copia del film, che giaceva immobile in mezzo alle altre ed era stufo di parlare con i suoi colleghi, delle ultime recensioni positive sull’ultimo numero di Ciak.
“Ieri sera, lo avevamo affittato, ma Adelio non è riuscito a vederlo tutto. Era troppo occupato di cogliere i particolari delle prime scene” aggiunse la signora, portando le mani dentro la borsetta alla ricerca del borsellino per pagare.
“Si, si…ighhhhh! Ighhhhh! mi sono tanto emozionato nel vedere l’ultimo film di Clint” la interruppe il marito, un volto rotondo accompagnato dallo sguardo di due occhi verdi, poco profondi e sormontati da un paio di occhiali tondi che sbucavano dai dvd appesi come impiccati sotto un ponte.
“L’ho visto, non dovrei parlare perché sono parte interessata, però, per me, è un bel film!” sentenziò il Mauro, sistemandosi le lenti sul naso aquilino.
“ Si, si, si…..ighhhhh! Ighhhhh! È il nuovo capolavoro di Clint, dopo lo splendore con Leone si era perso dietro dei filmetti dozzinali” proruppe l’uomo canuto, facendo affiorare un naso a forma di patata, dietro le copie dei dvd, che oscillavano come la leve di un pendolo.
“Mio marito parla troppo, ho deciso che quando i film arriveranno al prezzo di 9,90, li comprerò, così li potrò vedere con calma, altrimenti mio marito è sempre indeciso sulla scelta del film serale, che iniziamo a vederlo solo dopo le 21,45” lo fermò la signora, ancora cercando il portamonete nella borsetta.
“Anch’io faccio così, quando un film mi piace, lo prendo quando arriva a 9,90” Il Mauro era riuscito ad interrompere i due. Nella sua mente si faceva avanti un pensiero: oggi avrebbe venduto quella copia del film giacente nell’edicola, sezione dvd a destra da circa un paio di mesi.
“Si, si, si…,ighhh! Ighhhh! Clint ormai dopo “Million Dollar Baby” e “Lettera da Iwo Jima”, è diventato un regista stratosferico, da oscar ad ogni film” intervenne nuovamente il signore dai capelli bianchi, aggrappato alla fila dei dvd come un naufrago alla sua scialuppa di salvataggio.
“Gran Torino” lo interruppe Il Mauro, aspettando la banconota da dieci euro, che la signora dai capelli castani aveva tolto dal portamonete e stava posandola sulla copia del film.
“Si, si, si….ighhh! Ighhh! Anche “Al Centro del Mirino” ” continuò il signore dal naso diventato parte integrante della sezione dvd.
“Si, proprio un gran uomo ha lasciato la moglie per mettersi insieme ad una donna di quarant’anni. Era proprio innamorato!” affermò la signora raccogliendo la moneta di dieci centesimi.
“……………” rispose il Mauro
“…………….” fu l’affermazione del marito critico cinematografico.
“Si, amore….ha 85 anni, voi uomini ci sfruttate e poi ci buttate via, bla bla, bla” continuò la dissertazione sulla fedeltà coniugale degli uomini.
“Toc! Toc! Toc! Toc!” si senti un suono dietro la porta scorrevole.
“Avanti, basta spingere” rispose il Mauro, sgranando gli occhiali. Erano due uomini, uno bassino e l’altro alto e quasi scheletrico. Sembro di conoscerli, ma non ricordo dove e come. Mah! La mente cominciava a vacillare.
Intanto l’uomo dai capelli bianchi e la donna dai capelli castani erano usciti fuori. L’uomo amante dei film di Eastwood, stringeva nelle mani la copia di “American Sniper”, dicendogli: “Non ti preoccupare, ti vedrò appena arriverò a casa.”
“No, stasera!” rispose la moglie.
“Adesso!” ribatte l’uomo canuto.
“No, stasera!” affermò la donna.
“Adesso!” continuò l’uomo, accarezzando la plastica della confezione.
“No, stasera!” sentenziò la donna stringendo la borsa alla spalla.
La discussione continuò per diverse ore, anche dopo essere arrivati, pranzato e ascoltato le ultime notizie sul Festival del Cinema di Cannes. Per il momento nessun film italiano candidato alla vittoria del premio finale come miglior film straniero. Dopo questa notizia, i due avevano trovato un’intesa: avrebbero rimandato la visione dell’ultimo capolavoro di Eastwood, fino alla stesura definitiva della lettera da inviare al premier Renzi, per conoscenza al Presidente della Repubblica, Mattarella e al critico Mollica, chiedendo la salvaguardia del cinema italiano all’estero, perché “Gli ultimi saranno gli ultimi” avrebbe potuto ambire almeno ad una segnalazione da parte della giuria.
Nell’edicola i dvd avevano sospirato per lo scampato pericolo, mentre il Mauro cercava con fazzolettino di carta di pulire la plastica. Era ricoperta dei baci salivosi dell’amante del cinema.
“Senta lei, è mica sordo? Sono il commissario Tonalbano e il mio assistente Sir Adrian sta bussando da alcuni minuti, ha le nocche insanguinate. Per questo le sequestro di tutti i fumetti della Marvel-Panini, della Sergio Bonelli….credo possa bastare, su Sir Adrian provveda immanentemente! La legge è legge e non ammette ignoranza!” gridò un uomo dalla pancetta da impiegato e avvolto in un cappotto dalle maniche lise secondo la moda di Porto Maravilha di Rio De Janeiro, dietro di lui era sbucato un uomo scheletrico, così simile all’animale amante delle carogne nel lontano Far West. Aveva le mani sanguinanti e bagnava di sangue le copie dei fumetti da sequestrare e le bustine delle Winks e di Marsha & Orso rendendole invedibili. A questo punto Il Mauro decise di svenire, forse era un altro sogno dal quale risvegliarsi, evitando la sera prima di mangiare crescentine lardo e parmigiano, salame, un tocco di nutella e crema e qualche decina di balus, bevendo un mezzo litro di lambrusco vendemmia 2008.
Kareema e l’edicolante di E. Monaco
Comune: MODENA
Provincia: Modena
Edicolante: Davide Manzini, viale Verdi
C’era una volta una bimba di nome Kareema che aveva 7 anni. Era di Modena e come tutti i bimbi amava giocare ed essere felice. Un giorno successe un fatto grave che lei non capì bene: i grandi erano tutti preoccupati, guardavano sempre delle immagini in televisione ed erano spaventati. Dicevano che a Parigi alcuni ragazzi avevano sparato ad altre persone e in molti si erano fatti male.
Lei aveva chiesto ai suoi genitori di spiegarle meglio cosa fosse successo, se loro fossero in pericolo, ma non era stata convinta dalle risposte sommarie dei grandi: le avevano detto che dei ragazzi cattivi avevano fatto del male a delle persone innocenti a Parigi, Ankara e Beirut.
Questa cosa sembrava molto più grande di lei, la spaventava e la riempiva di dubbi, ma Kareema era una bambina coraggiosa e intelligente così continuò a cercare una riposta alle sue domande.
Un giorno mentre giocava con i suoi amici nel parco vicino a casa sua, continuava a pensare alla faccenda senza darsi pace. Davanti al parco se ne stava tranquillo a fare il suo mestiere un’edicolante, un signore vecchiotto di nome Marco molto simpatico che rideva e scherzava con tutti. Allora Kareema pensò di chiedere a lui una risposta su cosa fosse successo a Parigi. Si avvicinò al gabbiotto rosso e dopo aver salutato l’edicolante chiese a lui perché quei ragazzi cattivi avessero fatto del male alle altre persone.
Marco, che era una persona molto saggia, disse a Kareema “Io non ti posso rispondere, ma dietro la mia edicola esiste un portale. Non tutti riescono a vederlo, soprattutto gli adulti, ma lì dentro potresti trovare le risposte alle domande che mi hai rivolto. Mi sembri una ragazza in gamba forse puoi riuscire a vedere ciò che alcuni posso scorgere. Vieni con me!”. Così uscì dal gabbiotto e andò dietro seguito dalla bambina. All’improvviso di fronte agli occhi increduli di Kareema apparve una porta grande, bellissima, fatta di pagine di libri, spartiti musicali e fotografie. Non aveva mai visto nulla di simile. Un passante adulto nel frattempo li guardava senza capire cosa stessero ammirando quei due. Marco disse “Prima le signorine!” indicando la porta con la mano e Kareema si gettò dentro spinta dalla sua enorme curiosità.
Finalmente all’interno Kareema e l’edicolante si ritrovarono in un luogo fantascientifico, una grande sala il cui soffitto e il pavimento erano trasparenti e su di questi apparivano e cambiavano costantemente immagini di fatti avvenuti in passato, di film, cartoni o addirittura libri. Kareema per un attimo dimenticò perché era lì e si perdette a guardare quello spettacolo a bocca aperta. Sulle pareti di questa sala gigante c’erano degli ologrammi di libri, riviste, manuali e altre cose strane.
Lei allora chiese Marco cosa dovesse fare per trovare le sue risposte e lui rispose “Ora ti guiderò nel mare della conoscenza” così si avvicinò ad un computer che si trovava davanti a loro e scrisse qualcosa nel motore di ricerca. Istantaneamente si illuminò un libro in fondo alla sala e lui disse “Tocca quel libro e saprai”..
Kareema non se lo fece ripetere due volte. Corse davanti al libro e lo toccò con la mano.
L’ologramma allora si aprì e una voce cominciò a raccontare una storia accaduta molto tempo prima. “C’erano una volta tre bambini di nome Ryan, Andrea e Amed. All’inizio erano tutti e tre uguali: erano felici di andare a scuola, avevano degli amici e si divertivano a giocare insieme. Ma un giorno Ryan minacciò gli altri due di rubare loro le merende, i loro giochi e gli amici se non avessero riconosciuto lui come capo dei bimbi del quartiere. Andrea non lo riconobbe. Pertanto subì delle angherie da parte di Ryan e fu costretto a consegnargli la merenda tutte le mattine, ma non gli furono tolti i giochi, né gli amici. Amed invece preso dalla paura riconobbe Ryan come capo, ma nonostante questo gli furono sottratte le merende e i giochi; e poiché Ryan da quel giorno cominciò a descriverlo come uno sfigato fu allontanato anche dagli altri bambini, compreso Andrea.
Amed divenne sempre più triste perché vedeva gli altri bambini divertirsi e lui si sentiva diverso: veniva sempre escluso dai giochi e gli dicevano che era brutto per il colore della sua pelle (anche se non era vero). Andrea non era più felice come una volta ed era dispiaciuto per Amed, ma non trovava la forza per ribellarsi. Così Ryan spadroneggiava facendo il bullo.
Con il passare del tempo Amed smise di essere triste e cominciò ad odiare Ryan oltre ogni limite. E odiava anche tutti gli altri amici che lo avevano escluso, compreso Andrea.
Il tempo passava e l’odio di Amed cresceva insieme alla sua emarginazione, così un giorno decise di vendicarsi. Scelse di prendere tutte le cartelle dei suoi compagni durante il momento di riposo, li riempì dei loro giochi e dei libri e li buttò nella spazzatura. Quando gli altri scoprirono l’accaduto successe il finimondo a scuola. Le insegnanti convocarono una riunione con i genitori e tutti condannarono il gesto di Amed, alcuni anche accusandolo per il colore della sua pelle, e in molti chiesero che venisse picchiato davanti a tutti per espiare la sua colpa.
Ma ad un certo punto Andrea inorridito dalla situazione che si era venuta a creare e mortificato per ciò che era successo ad Amed, che nel frattempo piangeva avendo capito di aver sbagliato e spaventato dalle conseguenze, si alzò in piedi e chiese di parlare. Raccontò tutta la storia di Ryan e delle sue minacce e spiegò ciò che era successo, chiedendo scusa ad Amed davanti a tutti.
Così a Rayan fu spiegato che aveva fatto una cosa molto brutta, che aveva ferito Amed e fu messo in punizione. E anche agli altri bambini fu spiegato che avevano sbagliato nel trattare male Amed e dovettero fare ammenda.
Fu così che Amed tornò ad essere felice e tutti ripresero ad essere amici e a giocare insieme”.
Finita la favola l’edicolante disse: “Ti è piaciuta?” E la bambina disse “Sì, ma non ho ancora capito perché quei ragazzi si sono comportati male a Parigi”. Allora lui rispose “Quei ragazzi che si sono comportati male a Parigi sono come il piccolo Amed, basta ridare loro l’amore e la felicità che gli è stata sottratta e torneranno ad essere buoni come lo sei tu”.
Finalmente Kareema aveva capito così corse dai genitori a spiegare loro la soluzione a quel problema.
Era contenta ora e aveva meno paura. Sapeva che avrebbe dovuto semplicemente essere gentile con i suoi compagni di scuola e gli altri bambini e tutto sarebbe filato liscio. E forse anche gli adulti avrebbero capito come aiutare i ragazzi più grandi di Parigi.
I quel giorno dopo, mentre stava giocando a scuola con i suoi compagni, vide uno di loro che se ne stava in disparte seduto e aveva una faccia scura scura. Così si avvicinò a lui e gli chiese:”Cosa c’è Antonio?”. E lui tutto corrucciato rispose che era arrabbiato perché suo fratello gli aveva rubato il videogioco e non poteva riaverlo perché i loro genitori non riuscivano a convincere il fratello maggiore a restituirglielo. Era arrabbiato e triste, non sapeva come comportarsi.
Allora Kareema, che era una bambina molto intelligente gli disse:”Davanti alla gelateria c’è un’edicola. Vai lì, c’è un signore molto gentile e molto saggio che può aiutarti a capire come fare”.
Antonio ci andò e in seguito fu meno triste perché aveva trovato un modo per risolvere dei problemi che prima considerava enormi e lo facevano soffrire.
Kareema cresceva felice e quindici anni più tardi aprì una sua edicola perché si era innamorata di quel portale segreto e di tutti i libri, giornali, le riviste che poteva contenere e della magia che questi generavano. E così per tutta la sua vita aiutò gli altri a ritrovare la felicità convinta che quello fosse il lavoro più bello del mondo.