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Anteprima nuove collezioni2018-03-07T11:44:43+00:00

‘Na mateina all’edicola ed Giuliano di L. Pepe

20 Ottobre 2015|Categorie: Contest|

Comune: Modena
Provincia: Modena
Edicolante: GIULIANO BARBIERI Mercato Albinelli


“Sgnor Giuliano, a’m dal ……? Mo vèh chi gh’è ! Mo et te Zelmira ?”
“Ciao Rosanna! Stèt bein? Giuliano, a voi Novella e al Curèr d’la Sira .
Et sintì Rosanna che brot lavor? La fiola d’la Cesira l’è armèsa in cinta
la s’è inamurèda dal fiol d’la Carolina. Un mèz droghè. Un boun da gninta!”
“E te Zelmira, sèt propria gninta dal pràtich d’la muiera ed Panighein l’inzgnèr ?”
“Beh mo! Sa dìt ? An voi savèr ed petàgled! Giuliano, dam Stop e Chi. Per piasèr!”
Adio Zelmira! At salùt Rosanna!
Satt’vos un vciàtt , stricànd un òcc’:” Giuliano, am dèt un giurnalein ?
Mo dai! A n’fèr la vècia! …Dam al sòlit. Qual col foto del dunlein !”
La sgnora Cleonice ,vadva ed Pirein padròun d’un bar in riva a Sàccia
“Mi dia Men, Novella 2000, Pley Boy…..e sù! Non faccia quella faccia!”
“Giuliano, sperànd che al me Alfunsein, finalmein, a st’ora al sia desdè
A-gh port a ca i giurnè so preferi: Famia Cristiana, al Manifést e l’Unitè.”
Un nòn al guèrda in dal Carlein meintèr so anvo in caruzeina al fa la plènga
al gira tott i foi , al fa un suspìr..: “CHE CUL ! Anch per inco an g’sun mènga!”
Jusfein:” Me,dap un piàt ed taiadèl, a léz al me gionèl e’na gazza o do d’nusein.
A dagh n’ucèda al Modna, po’a fagh un bèl runfot. Còmed, pugiè al me cuscein.”
Un sgnor :”Vò gi por qual ca vli! Me a léz in Gugol el nuvitè dal dè e d’la nòt
a séder còmed in d’la me pultrouna a impèr el nuvitè: i amor, el guèr e i taramòt.”
Giuliano :”Sal sa a-i ho da dir, al me sgnor? Am scusa bein ! Ed’tasèr an sun pò mènga bòun
Lézer, seinza chèrta e seinza l’udor d’la stampa, l’è come magnèr d’un pam sol al rusgoun ! –

L’età d’oro del materiale cartaceo di M. D’Alonzo

20 Ottobre 2015|Categorie: Contest|

Comune: Sestola – Località VESALE
Provincia: Modena
Edicolante: TINTORRI C.so Libertà 35 – Sestola


L’età d’oro del materiale cartaceo, posso dire? Ha corrisposto con l’evoluzione mia e della società. Prima c’erano le figurine (mi risulta anche adesso), l’unica alternativa ai cannoli alla crema caldi (30 lire cad.) del forno e il gelato al limone che tutti i giorni alle sedici si poteva gustare dal tabaccaio (?!). Un luogo magico stava nascendo, tutte quelle foto nel reparto adulti, sapevamo che non si potevano guardare, ma c’erano i fumetti, da l’Intrepido, il Monello, l’Uomo mascherato, Mandrake ma soprattutto Tex, Zagor, Primina, Satanik, le storie del west, il comandante Mark, poi per i più piccoli Geppo, Nonna Abelarda e altri che quando facevamo gli scambi capitavano di guerra, topolino naturalmente, l’almanacco di topolino, gli albi di topolino al punto che chiedevi agli amici “hai dei Topo?” e figu a volontà per giocare a scuola e fuori in paese. Non ricordo ma fu scioccante, cambiarono posto, più moderno, spazioso, con altre persone giovani, mi abituai alla svelta. A parte che per fare i grossi andavamo al bar a leggere il giornale: “La gazzetta dello sport”. Sapere le formazioni, chi giocava o no, se c’era Platini o no faceva la differenza, poi si giocava la schedina con un sistema ridotto a tredici triple di cui nessuna effettiva, era condizionato diabolicamente che facevamo 13 e ci calava a 10, a volte 11! Non ci voleva un genio della matematica per capire che era meglio farsi due colonne a caso…e l’edicola straboccava di metodi e sistemi sicuri, un Santocielo vincete e non fate libretti insulsi! Però infuriava una nuova musica nel mondo e mi compravo Ciao2001, era affascinante, i ragazzi avevano fantasia da vendere, io non capivo una mazza ma ogni settimana usciva un disco postumo di Jimi Hendrix e uno nuovo di Frank Zappa. Ma i fumetti con Alan Ford, gli americani con i supereroi, l’uomo ragno, devil, i fantastici 4, capitan america…ma Tex e topolino per andare al bagno. Anche i quotidiani, non tutti i giorni, ogni tanto, così per tenermi informato un salto al dì era più necessario del necessario. Il mondo passava da lì. Ebbi un’idea, visto che ero rimasto “fregato” con Diabolik che il primo numero era introvabile e prezioso, acquistai tutti i primi numeri dei supereroi dall’uno al tre, i primi 15 della compagnia della forca, lo sconosciuto e altri potenziali mucchi di soldi, trovai un baule del defunto nonno e sotterrai tutto il mio investimento futuro…eh, l’umidità è micidiale, ma tutto andava avanti, l’edicola cambiava e ogni giorno o ero io a cambiare, era un uragano di fantasia. Ma le donne…di più, i miei testi elementari: Messalina, Jacula, il tripalluto Lando, quello magro magro che non ne voleva ma se lo trombavano tutte e di bello c’era che quei giornalini erano eccitanti come andare in chiesa. Meglio Postalmarket! Poi per le riviste porno, si mandava in trasferta il più sfacciato…”non scappare in Africa!” e poi la passavamo. I fotoromanzi erano anche quella merce proibita, la trovavi dal parrucchiere con le riviste scandalistiche di nessun interesse. I più evoluti si buttarono sulla satira de “Il male” e i fumetti tipo “Totem”, Metal Hurlant, l’italianissimo Frigidaire. I tempi cambiavano in fretta, l’edicola era ancora un passo avanti con, per me, un motivo d’approfondimento nella musica, in tutte le arti con sports, politica, satira, cronaca nazionale e locale e la televisione che pareva una amica…Cuore, Popster, Rockerilla, Topolino era un acquisto coerente, lì regnava la libertà, certi giornali di modellismo treni, aerei, navi in bottiglia, enciclopedie in cento puntate, maglie e cucito, pizzi e merletti, non ne ho visti comprare, però c’è chi dice che uno gli ha raccontato che uno di passaggio forse…Nasceva una complicità con l’edicolante che ti teneva la parte, ti informava, e se gli eri simpatico ti procurava gli arretrati. E il nuovo mondo: l’informatica. Ormai ero grande: Bonsai, Gardenia, Airone, un giornale secondo gli omaggi. Stanco dei fumetti cosa ti escogitano? Libri a prezzi di saldo, mai li avrei comprati, erano di tutti i generi e tutte le settimane ce n’erano quattro nuovi. Il declino l’ho intuito anch’io, per un giornale ti smollano dieci chili di roba! Poi spero che l’epopea dell’edicola e degli edicolanti stia continuando alla grande nonostante la televisione e l’informatica, io causa malattia non ho più potuto frequentare e mi è mancata, tanto.
(ho la mente annebbiata, non riesco a leggere, cioè non tengo in mano l’oggetto, scrivo con un occhio, chi l’avrebbe immaginato? Urania? Comunque mi scuso per le non citazioni, giornali e giornaletti che hanno fatto la storia, già adesso me ne vengono altri cento da dire…)

A differenza del Guccini di C. Sardo

18 Ottobre 2015|Categorie: Contest|

Comune: Formigine
Provincia: Modena
Edicolante: Christian Giusti ”Edicola Castello” Via S. Francesco D’Assisi, 41043 Formigine MO


A differenza del Guccini de ”La Locomotiva”, che del ferroviere protagonista della sua canzone non conosceva né il viso né la voce, il viso e la voce del signore che gestisce la ”mia” edicola accanto al castello di Formigine – presumo assieme alla moglie, se la signora che a volte lo sostituisce è effettivamente la moglie – li conosco. Anche se, a conti fatti, una cosa ci accomuna con il cantautore: anche io, come lui del suo ferroviere, non conosco il nome del mio edicolante. Eppure sono più di sei anni (tanti ne sono passati dal mio arrivo in città dalla Sicilia) che ci vediamo frequentemente, ed anche se non vivo più da quelle parti in prossimità del centro, e nonostante abbia altre edicole più vicine al mio domicilio attuale, continuo ad andare comunque da lui: dall’edicolante vicino al castello, appunto, quello ”senza nome”.
Se nei primi anni vissuti nella vecchia casa ho avuto modo di conoscere meglio la ”mia” libreria, con la cui proprietaria si è consolidato nel tempo un rapporto se non proprio di amicizia quantomeno di confidenza e stima reciproca, con il signore dell’edicola mi sono sempre fermato ai convenevoli di rito. Anche io, per lui, non ho un nome: sono solo il volto di uno dei suoi clienti, che entrano ed escono da quello spazio angusto che è la sua edicola. Eppure potrebbe sapere tanto di me, di come sono cresciuto in questi anni leggendo le cose comperate da lui; se dopo aver pagato, ringraziato e salutato si sia chiesto perché avessi preso un giornale anziché un altro; perché quel determinato libro. Sono tre le figure che potrebbero ”conoscere” una persona senza in realtà conoscerla nei fatti quotidiani cosiddetti: il libraio, il venditore di dischi e, appunto, l’edicolante. E, soprattutto, per chi viene catapultato in una realtà nuova come il sottoscritto di sei anni fa, non sapendo ancora nulla di ciò di cui si è circondati, allora queste tre figure fungono da approdo sicuro.
La libreria fortunatamente resiste ancora; il negozio di dischi ha ”dislocato”, come si dice freddamente; l’edicola del castello è sempre lì, a fare da punto di riferimento finanche visivo nel cuore di Formigine.
Il ”Settembre Formiginese” del 2015 era ormai alle battute finali, con una di quelle serate in cui anche se l’autunno non si è ancora fatto sentire sul serio il senso di smobilitazione dell’estate è comunque forte nell’aria. Una serata di swing e con swing: sul palco davanti al castello, infatti, dei ragazzi del Conservatorio di Mantova coordinati dalla formiginese Lorena Fontana rispolveravano vecchi successi dei vari Lelio Luttazzi e Gorni Kramer. Arrivo presto per la serata: una mezz’ora buona prima dell’inizio dello spettacolo, giusto per prendere confidenza con l’atmosfera. In mezzo alla gente che si concede una passeggiata tra bancarelle e profumi gastronomici tipici, mi dirigo spedito verso l’edicola con lo scopo di comperare qualcosa da leggere più per ”ammazzare” il tempo.
Entro, saluto, ma non vedo nessuno. Saluto di nuovo per attirare l’attenzione e, dopo aver sentito un trafficare di giornali, vedo emergere il signor edicolante dalla sua postazione: conosco bene questa, di smobilitazione, degli edicolanti a fine serata. Chiedo un quotidiano; egli risponde sorridendo con qualcosa di incomprensibile. Ho paura si tratti qualcosa in dialetto che non capisco, così chiedo scusa e glielo faccio ripetere qualche altra volta. Si trattava invece del nome di un quotidiano tedesco; ed evidentemente era un suo modo per intavolare due chiacchiere nei giorni dello ”scandalo Mercedes”. Un fiume in piena che io, nonostante non abbia grandi conoscenze tecniche nel campo automobilistico (un paradosso per chi vive a due passi da Maranello), cercavo di ”assecondare” per quanto potevo. Qualcosa come non mi/ci era mai capitato in questi ultimi sei anni. Dopo qualche minuto arrivò gente, così presi il resto e me ne andai; anche qui come un finale ”gucciniano”. Uscii ”stordito” dirigendomi verso lo swing, ma contento di aver fatto da ”sponda” al mio edicolante e magari con qualche nozione in più dalla mia.
Io stesso sono nipote di edicolante: mio nonno, per decenni, è stato un punto di riferimento autorevole del piccolo centro di cui sono originario. Un punto di riferimento umano e culturale. Ecco perché l’edicola, l’edicolante che abbraccia questa professione quasi per vocazione, vanno salvaguardati soprattutto di questi tempi ”liquidi”. Adesso, per forza di cose, conosco il nome del mio edicolante. Anche se questo sarebbe pure secondario.

Cronaca nera di R.G. Rolando

14 Ottobre 2015|Categorie: Contest|

Comune: Modena
Provincia: Modena
Edicolante: Manzini Davide, edicola viale Verdi 74


Mario Bugamelli entrò come ogni mattina nel negozio- edicola per acquistare il Corriere. Dall’ombrello scesero fiumi d’acqua che bagnarono il pavimento. Fuori la pioggia autunnale non dava tregua alla città. Il giornalaio Piscopo aveva  gettato un po’ di segatura sulle lambrecce di quel vecchio impiantito che aveva visto tempi migliori e che non ne avrebbe visto di diversi, perché di lì a un paio d’anni l’intero palazzo sarebbe stato demolito per far posto ad un centro commerciale.
‘Poteva mettere l’ombrello in quel recipiente là fuori’ disse Piscopo indispettito, rivolto a Mario Bugamelli, il quale non rispose ma rise. Come al solito. Il pensionato non parlava quasi mai. In compenso ridacchiava, mettendo in mostra la dentiera immacolata. Quando parlava, le sue parole erano accompagnate da un sottofondo di nacchere. Alzò le spalle, prese il Corriere, pagò ed uscì, non senza aver dato un’ultima scrollata all’ombrello che sparse gocce all’intorno come il sifone di un seltz chiuso malamente.
Pochi giorni dopo, l’anziano cliente, che di educazione e riguardo si era ormai fatto un baffo, fu trovato cadavere lungo la scale della sua bicocca, con un coltello piantato nella schiena. Il caso fu archiviato come una rapina finita male. Il portafoglio dell’uomo fu trovato vuoto su un gradino della scala ammuffita dalla sporcizia e dall’umidità e non fu trovata nessuna traccia dell’orologio da polso, che doveva esserci, come sentenziò il maresciallo della Mobile, dopo aver esaminato il segno rossastro lasciato dal cinturino sul polso sinistro del morto.
Trascorsero due mesi, senza particolari novità. Piscopo continuava ad alzarsi ad ore antelucane per ricevere in tempo i giornali. Li portava  Gastone, un incaricato del distributore. Un mattino freddo di dicembre, Gastone entrò nell’edicola  e, come era solito fare da qualche giorno, apostrofò Piscopo  sghignazzando: ‘Ehi, arcivescovo, ecco i tuoi breviari’.
Al giornalaio non piaceva essere deriso, neanche per scherzo. Ammirava e si profondeva in saluti che sfioravano il salamelecco, con i clienti educati. Buongiorno, signor Piscopo.Tempo da lupi, eh. Che ne dice? Il clima è matto, come gli uomini. Una conversazione basica, forse un tantino ripetitiva, un tormentone da caffé. Non importa, a Piscopo piaceva chi gli portava rispetto.
Quell’arcivescovo buttato lì così nel silenzio ovattato di un’alba gelida, che avrebbe implicato ben altre considerazioni, soprattutto meteorologiche, gli dette un enorme fastidio. Sapeva che il suo nome si prestava a battutacce chiesastiche. Ma lui era rispettoso, anche dei preti. E pretendeva rispetto. Era un giornalaio, non un arcivescovo. Poi, il burlone chiese dove erano i ‘Manga’, i fumetti giapponesi, a volte un po’ spinti. Ne scelse uno, con la copertina ridondante di femmine-bambine con gli occhi grandi e sgranati. Pagò e uscì , sbattendo la porta a vetri.
Un mese dopo, si era in gennaio, Gastone finì coinvolto in quello che i giornali definirono un ‘tragico incidente’ sull’Autosole. Il suo furgoncino fu tamponato da un Tir e per il fornitore di quotidiani non ci fu nulla da fare.
Piscopo lesse la notizia e ci rimase male. Era già il secondo  frequentatore dell’eidcola che moriva nel giro di pochi mesi. E in circostanze drammatiche. La vita, a volte, è crudele. Si sa.
A marzo entrò da Piscopo la Sberlecchina. Voleva un settimanale di gossip. In quell’antro scarsamente illuminato la ragazza ebbe un’idea. Si sbottonò la camicetta e mostrò un seno turgido a Piscopo. Chissà, forse a quella vista, il giornalaio avrebbe anche potuto regalarle il giornale. Di più non  fece, ancbe perchè Piscopo era brutto, Più che brutto, repellente. E anche per la Sberlecchina, che non disdegnava gli incontri a luci rosse nei solai del suo palazzo, c’era un limite a tutto.
Il giornalaio la guardò come si guarda un Basilisco, non temendo di restare pietrificato, come vuole la leggenda. Non disse una parola. Aprì solo la bocca per comunicare il prezzo della  rivista. Poi si voltò e si mise a scartabellare i libri allegati ai quotidiani. ‘Le gente non legge più’,  pensò dopo aver constatato che c’erano volumi in abbondanza rispetto ai giornali venduti. La gente non li voleva :li lasciava a Piscopo perché li buttasse. ‘Dove andremo a finire?’ si interrogò l’edicolante, riferendosi in cuor suo sia alla crisi della lettura che alla sfrontatezza della Sberlecchina.
La quale, afferrato il settimanale con rabbia, rinfoderato il seno e gettato alcuni Euro tra i giornali accuratamente messi in fila sul bancone come soldati a una parata, uscì di scatto, maledicendo Piscopo con un ‘vaffa’ gettato lì, tra il lusco e il brusco della bottega e l’indifferenza risentita di Piscopo.
Non passarono che quindici giorni e la Sberlecchina fu trovata senza vita nel suo mini, stroncata da un’overdose. Ne dette notizia il giornale locale e Piscopo fu colto da pensieri cupi. Anche se la Sberlecchina non frequentava l’edicola con assiduità,  era pur sempre il terzo cliente che veniva a mancare tragicamente. E che non gli avrebbe più lasciato le monetine, per l’eternità.
Poiché all’epoca mi occupavo di cronaca nera, quella dei delitti, delle morti per droga, degli incidenti stradali di una certa gravità, ero venuto a contatto con i tre episodi. Avevo pubblicato le relative storie e, come il maresciallo della Squadra mobile, ero giunto alla madre di tutte le congetture: la fatalità.
Fu soltanto più tardi, dopo aver conosciuto Piscopo, ed averlo intervistato in relazione ai tre clienti passati a miglior vita, che mi venne un sospetto. Era qualcosa che andava oltre la realtà,  qualcosa che assomigliava a quella vecchia serie tv in bianco e nero, e che si intitolava appunto ‘Ai confini della realtà’. Io ricordavo con una certa approssimazione i primi episodi, quelli che furono trasmessi dal 1959 al 1964 e che ebbero tra gli sceneggiatori quel diavolo di Ray Bradbury, mitico scrittore di fantascienza e sceneggiatore di molti film, come ‘Cronache marziane’.
Mentre lo intervistavo,  mi accorsi che Piscopo  aveva qualcosa di inquietante. Piccolo, grosso, di carnagione scura, dovuta probabilmente al cuore che funzionava male, E brutto, brutto ogni dire. Avrebbe fatto la sua figura nella favola di Pollicino, nella parte, ovviamente, dell’Orco. Non era sposato e viveva con una sorella ancor più brutta di lui. Uno spaccato di vita normale, tutto sommato, anche se si trattava di una vita minima, consumata giorno per giorno, pensando alla pappina serale o al pane imbevuto nella tazza di latte del mattino presto, quando fuori faceva ancora un buio pesto.
Mi resi conto soprattutto che quell’edicolante aveva una sua morale innata, anche un po’bacchettona: non amava gli strambi, i diversi, quelli che trovavano in ogni situazione un motivo di scherzo. Se si fosse guardato bene allo specchio, forse avrebbe cambiato idea. Ma evidentemente non si guardava o non si guardava abbastanza. A lui piacevano i clienti rispettosi, i gentili, gli appassionati di meteorologia. Dalla sua ricostruzione dei fatti, pedante e meticolosa,  come la disposizione dei giornali sul banco, mi resi conto che tutti e tre i clienti morti in circostanze drammatiche, in qualche modo gli avevano mancato di rispetto.
Era una teoria che non si reggeva su nessuna prova. Era un capriccio della mente, un residuato di vecchie lettura mal digerite, un avanzo di immagini televisive della famosa serie di Bradbury, un pendolo che si muoveva nella mia testa,  come quello di Edgar Allan Poe. Sempre più giù, sempre più giù…
Trascorse circa un mese dall’intervista, che il giornale non pubblicò, perché mi era fatto prendere la mano dalle fantasticherie, finché una mattina sul tardi, tornai all’edicola per comprare una rivista di storia. Prima di entrare vidi sulla soglia, barcollante,  ‘Macho Man’.
Era costui un assiduo frequentatore dei bar dove consumava grappini a colazione. A mezzogiorno era già  suonato come la campana maggiore della cattedrale. E  aveva la bocca impastata e la lingua biforcuta come  avrebbero detto i pellirosse dei western americani.
A quel punto chissà come avrebbe affrontato Piscopo, quali battute inopportune avrebbe pronunciato con la sfrontatezza degli ubriachi, su quali montagne di rovi si sarebbe inerpicato con l’audacia o meglio la temerarietà  a 40 gradi degli alcolisti?
Io cercai di fermarlo, di non farlo entrare in contatto con Piscopo. Ma lui, come il Franti di ‘Cuore’, sorrise e come la monaca di Monza  non disse di no,  spinse la porta a vetri dell’edicola e sparì in pochi secondi nell’antro buio. Dodici giorni dopo ‘Macho Man’ fu trovato impiccato ad un albero della strada. Un suicidio plateale di cui parlarono anche i giornali nazionali. Dalla cronaca nera, intanto ero passato ad un altro settore della redazione. Non mi occupai del caso  E non volli più occuparmi di casi misteriosi.
Piscopo è morto già da anni. L’edicola non c’è più. Al suo posto hanno eretto un palazzo di cinque piani. Ho saputo per caso che l’altro giorno si è bloccato l’ascensore e che un anziano è morto di paura.
Sono andato in centro e ho comprato ‘Topolino’.

 

Sorriso quotidiano di A. Tumminia

14 Ottobre 2015|Categorie: Contest|

Comune: Maranello
Provincia: Modena
Edicolante: Giovanardi Maria Cristina – Edicola di Via Zozi, 255 – Gorzano -41053 Maranello (Mo)


Stretta tra giornali e riviste,
ogni mattina rivedo il suo sorriso,
al centro di un arazzo
di parole colorate
e profumo d’inchiostro,
che mi riporta al tempo dei calamai.
Il solito ? Si grazie,
mentre penso già al caffè che sorseggerò
e a quel sorriso quotidiano,
che m’illumina la mattina.
Per quanto tempo ancora ?
Il Tablet forse sarà il suo futuro
Killer silenzioso? S’illuminerà,
…….ma non sorriderà mai !

FREESTYLE PC FOR KIDS: il nuovo strumento informatico per bambini!

5 Ottobre 2015|Categorie: Senza categoria|

FREESTYLE PC FOR KIDS: il nuovo strumento informatico per bambini è IN ARRIVO nelle edicole di Modena e provincia! Chiedi al tuo edicolante e prenota la tua chiavetta o scrivi per informazioni e prenotazioni a edicolaamica@gmail.com

Che cos’è Freestyle Pc For Kids?
Freestyle Pc for Kids è una chiavetta USB che contiene un sistema operativo personalizzato con una suite di programmi ad hoc per i più piccoli (dai 3 ai 10 anni). Grazie a questa pen drive, bambini e bambine possono studiare e giocare in sicurezza, imparando a usare il computer e prendendo confidenza con gli strumenti digitali! Sarà sufficiente collegare la chiavetta a qualsiasi pc per avviare questo sistema operativo per permettere ai più piccoli di sperimentare, giocare, studiare e divertirsi in sicurezza. In questo modo un pc si trasforma in pochi secondi in un computer per bambini; estraendo la chiavetta tutto torna come prima e non verranno persi dati e documenti presenti sul computer.
Mettere a disposizione un sistema operativo personalizzato (basato su Linux – Ubuntu) per bambini, permette ai più piccoli e ai loro genitori di compiere un percorso “digitale” consapevole e sicuro.

Come è stata sviluppata per essere ad hoc per bambini?
I produttori hanno sviluppato questa chiavetta in collaborazione con un pool di pediatri, pedagoghi e insegnanti, e sono in attesa della certificazione dell’Ospedale Fatebenefratelli di Milano
.
Ogni chiavetta può essere modificata e personalizzata ulteriormente in base alle richieste dei genitori: è possibile, ad esempio, creare dei percorsi ad hoc per i disturbi dell’apprendimento o per altre esigenze specifiche.

Cosa trovi nella chiavetta Freestyle Pc for Kids?
Ogni chiavetta USB da 8GB contiene quattro suite informatiche contenenti circa 100 giochi e attività diverse l’una, per un totale di quasi 400 giochi e percorsi educativi.
I programmi appartengono alle seguenti aree:
– Percorsi educativi (es. Gcompris)
– Matematica (es. GeoGebra)
– Musica (es. GNU Solfege)
– Geografia
– Fogli di calcolo
– Suite “Office” per bambini
– Disegno (es. TuxPaint)
– Impara l’inglese (es. ChildsPlay)
– Uso della tastiera (es. TuxTipyng)
– Uso del mouse
– Giochi
Per comprendere a quale fascia d’età sono destinati i programmi, è sufficiente controllare l’indicazione riportata nelle singole attività (es. il numero di stelle che indica i vari livelli).
Nel sistema è presente inoltre un browser con un motore di ricerca già impostato e dedicato ai più piccoli (con filtri per la sicurezza, che impediscono l’accesso a contenuti rischiosi e a materiale pornografico).
Agli utenti che hanno acquistato la chiavetta verranno inviati periodicamente tramite mail degli aggiornamenti specifici da scaricare riguardanti la sicurezza dello strumento.

Dove puoi trovare la chiavetta Freestyle Pc For Kids a Modena e provincia?
Solo nelle edicole, in arrivo a breve: prenota la tua! La distribuzione è in esclusiva, non ci sono altri canali distributivi.

Chi parla di questa chiavetta per bambini?
TG2
Rai 3 – Prodotto Italia
TV 2000
Corriere della Sera
Repubblica
ADNkronos
Wired
Girl Geek Life
MTV
Millionaire
Rai News

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