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Anteprima nuove collezioni2018-03-07T11:44:43+00:00

L’EDICOLA, al giornel e al giornalesta di S. Torricelli

10 Dicembre 2015|Categorie: Contest|

Comune: Modena
Provincia: Modena
Edicolante: Giuliano, Mercato via Albinelli


La per ‘na baracheina da du pièe
Ma la cambia la ghégna tòt i dèe
Col locandein’in màstr’apariscent
D’atirer l’atenzioun di sòo client

Al giornaler deinter al sgabuzein
Al vànd quotidian e giornalein
Bigliàt dal Bus e leber important
Ogni grazia ed Dio per servir tòt quant

Calendari, rivesti illustredi
In coperteina dàn strampaledi
El fan vàder tòt : umbreghel panza
Quaciand sol cal poc, per la creanza

Et trov’ al gratta-vinci, per ‘dvinter sgnor
E tòt l’oroscopo per i problema ‘d cor
El figureini da fer tanti colezioun
Persin libràt ch’insàgnen a fer clazioun

E in cal rivesti cal màt bein in vésta
Quant sbagianedi screv i giornalesta
Ona l’ha pers l’ambros, un’eter s’è divis
Pò dap igh màten ca gh’era sol d’avis

Anch per la cronaca igh chelchen la man
Si vàden ‘a cumàta, i screven reoplan
per tòt i fat, i fan dl’esagerazioun
per dòo gàz apeina i disen aluvioun

Soquant scritor is-seinten : al “Pedr’Etern”
al Paradis, i al fan dvinter l’Inferen
ma turnam al noster amigh giornaler
che da lò del cosi, a duam imparer

A la mateina as leva ‘d bon’ora
Per rendr’i vecc, chi nov al màt fora
Al vànd la sòo merce in ‘na manera
Che quel ca gh’è scrét al per propria vera!!!!!

“La vita” di S. Poletti

7 Dicembre 2015|Categorie: Contest|

Comune: Mirandola
Provincia: Modena
Edicolante: Daniela Vergnani, Via Valli 650/652, San Martino Spino (Mo)


La vita è confusa
tra istinti e paure.

11 settembre,
12 ottobre,
13 novembre.

Due tragedie
che leggo
sulle locandine
della mia edicola
e quando sono nato io.

11 settembre:
le due torri,
13 novembre:
Parigi,
e 12 ottobre,
quando è nato Pavarotti,
quando io venivo alla luce
e non me l’aspettavo…
Quando un pellerossa
scoprì Colombo.

Ma è quasi una tragedia:
Luciano è morto
e io non mi sento bene.

La vita è confusa
tra istinti e paure:

un sogno che ti sveglia
quando è ora di morire.

Come un fiore d’estate.

“L’edicola” di S. Poletti

7 Dicembre 2015|Categorie: Contest|

Comune: Mirandola
Provincia: Modena
Edicolante: Daniela Vergnani, Via Valli 650/652, San Martino Spino (Mo)


In di paes pìcui l’edicola l’è l’umbrìgul dal mond. Chi a la matina prest a s’ impara tutt. I fatt bei e brutt, chi sta ben, chi sta mal, chi è andà a l’usdal, chi ha impinì al sest, chi a forsa ad gratar al g’ha di guai parchè al na vins mai.
Basta lezar la locandina fora par capir cus’è sucess: n’incident, i ladar chi va dapartutt, al terorista dla giurnada, i risultat d’ielesiòn, chi porta in bisaca na feta ad cajon…As bateza cusa cumbina la casta, che Dio sol al sa cusa las costa e cla sembra ‘na cosca.
Se ad va dentar, at dirò di più: al copertini di setimanai i’ è tuti un scandul e un peteguless. I giurnai i’è quasi tutt cumpagn, cmé al pen, is magna par na giurnada sola e po’ i’è sol bon pr’iscartussar o pral bidon dla carta e dal carton che a gh’è in fond a la strada o al caradòn.
Na volta, quend a s’iran puvrett i druvavan pr’impisar la stua o al cesso, clira lunten da l’abitasion, par puliras al cul (parchè, al contrari d’adesa, as friziva in cà e as cagava fora), pr’astupar al sfesi d’iarmari e di cassòn, pr’ iscartussar i salam o par far dal palòtuli moii o di paralum, o la materia prima dla cartapesta a scula o pral carneval, di curianduii o di faciott.
In d’iedicoli adess con la roba stampada as vend arloii, ceramichi, modelìn, libar, roba ad vidar, bicìar, cd, caseti, calendari, santìn, madòni, quadrett, piatt, tasìni, suldadìn, valis ad curtei, ris al tonno, verdura tridada seca, borsi, bursin, bursei, burseti e burson, sugacavii, stemp da torti, bigiotteria, peni, mineraii, matunsìn, corassadi, coli, cremi, shampoo, velieri, moti, barchi, robot, dinosauri a pcòn, con i quali a vegn regalà dispense, giurnai e riviste. Minga viceversa, cuma cardem…
Al robi più strani che ho catà in abbinament? Preservativ, spazulin pri fons, pann da lett, vibrosaggiadòr, majon, manteii, scatuli da spaghett, dad pral brod, baby doll, perizoma ross da purtar cmè portafortuna e par cuccar l’ultim dì dl’ann, vascheti ad ris bela buiù, runcheti, barchi, castei, muturìn, reoplen, elicottar, droni (smuntà, ma chi và dabòn!), statui ad sent e madoni, faci dal Papa, insegni scadudi, ruzari, bacheti magiche, pugnai e spadi, la corasada Bismark, la corasada Roma, machini di carabiniar, dent ad dinosauro autentic, pcunzin ad meteoriti, insett (ench velenos), ceramichi firmadi Picasso, borsi par l’acqua calda, cavalett da pitor. Quasi tuta roba made in Cina.
L’edicola dal me paes, ad San Martin da Bass, l’è pasada da Ivaldo a la Chiara, e dop a la Daniela.
L’è averta tutt i dì, l’ira averta ench i dì dal teremot e dla tromba d’aria. Prima, durante e dopa…
L’ira pina al 20 ad magg dal domiladodaz.
Mi a s’ira in campagna, par scrivar na poesia:
Quando sono in Valle
e tu sei con me
sento vibrare forte il cuore.
………………………………
…Ma stavolta è stato il terremoto…
Al 3 ad magg dal domilatredaz la tromba d’aria. In dl’edicola a vulava i mur, i giurnai e i zugatui…Un qualchidun al s’è cagà adoss, ma ninsun dal so post al s’è moss.
Adess che tutt l’è sta giustà as torna a l’edicola cmè in processiòn. A lez al locandini, am gira i maròn. Mai na nutisia clam piasa dabòn.

La mia edicolante di G. Barbieri

7 Dicembre 2015|Categorie: Contest|

Comune: SAN CESARIO SUL PANARO
Provincia: Modena
Edicolante: Gianna Guerzoni – Il Quotidiano – Via Sant’Anna – San Cesario sul Panaro


La mia edicolante porta il nome di Gianna
detta anche “Miss sorriso di Sant’Anna”,
piccolo abitato vicino a San Cesario sul Panaro
dove è difficile trovare un personaggio così raro.
Infatti tutti i giorni, quando gli altri hanno ancora chiuso,
trovo il mio giornale a mio esclusivo uso,
tutto ben piegato
tanto da sembrare appena stirato.
Anche quando non ho voglia di scherzare,
lei col suo sorridente saper fare,
fa sì che la mia persona
si scopra all’improvviso non più musona.
Per questo la giornata inizia in un bel modo
così posso lavorare sodo sodo.
Grazie Gianna, grazie di cuore
solo tu sai trasmettere così tanto buon umore!

“Casa” di S. Centonze

2 Dicembre 2015|Categorie: Contest|

Comune: Modena
Provincia: Modena
Edicolante: Davide Manzini – EDICOLA MANZINI DAVIDE, viale verdi 74 – 41121 Modena


Casa. E’ quel luogo in cui sei cresciuto per tutta la vita o per parte di essa, quel luogo in cui sei conosciuto, amato, talvolta sopportato.
Casa è quel luogo in cui appena metti piede sulla soglia, il tuo umore è palese a chi ti accoglie e sa come farlo.
La casa……
E poi ci sono luoghi in cui pur non essendo casa, un po’ a casa ti ci senti.
Quei luoghi in cui la mattina apri la porta con gli occhi ancora assonnati, ti guardi attorno cercando quel po’ di sicurezza e curiosità per iniziare la giornata.
Entri fingendo indifferenza, ma dai un’occhiata in giro cercando quel volto conosciuto, quel solito rispettoso saluto…. che immancabilmente arriva.
Questi sono i luoghi che amo definire “le certezze del mattino”….come il bar, o l’EDICOLA..

L’edicola di Davide è un po’ così.. entri la mattina e lui è lì…Ti squadra un istante con quegli occhi un po’ schivi ma conosciuti e sa già a prima vista se sei di buon umore o no. Sa già a prima vista se hai bisogno di sentirti dire solo “buongiorno” o se hai voglia che abbozzi un gancio sul tempo, tanto per intavolare due chiacchiere di riscaldamento.
Davide ti vede tutti i giorni e probabilmente si è fatto una sua idea, bizzarra o meno, su di te e sulla tua vita. Conosce per esempio il tuo modo di vestire, di accostare colori e accessori, riconosce le tue pettinature, l’abitudine di portare o meno l’orologio da polso. Si è fatto un’idea del tuo lavoro e dell’orario in cui ci vai.
Ma il bello è che non ti giudica. Non spende parole inutili sulle tue occhiaie, i capelli poco in ordine, sul trucco un po’ scomposto, sui risultati di una nottata visibilmente insonne o su una felicità che non sta nella pelle.
Semplicemente, si ricorda di te. Delle tue abitudini, del tuo giornale preferito, dei tuoi gusti e forse, perchè no, dei tuoi piccoli vizi…. e improvvisamente non sei più uno dei tanti volti ignoti. Improvvisamente riacquisti la tua personalità perchè qualcuno si ricorda di te. Qualcuno ti da il buongiorno e, con un semplice “il solito?”, ti accoglie e ti fa sentire “a casa”.
Allora tu gli sorridi e rispondi “SI, GRAZIE!”… oppure a volte non aspetti altro che quella domanda per poterlo sorprendere con un “no!! stamane cambio!!!”
Qualcuno non gli sorride indietro.. qualcuno resta tutto d’un pezzo… ma io si… io quando qualcuno mi guarda e mi chiede “il solito?”….. tiro fuori il mio miglior sorriso e con in cuore tanta gratitudine rispondo sempre “SI, Grazie!!” (sottotitoli: “perchè ti sei ricordato di me!”)

Andiamo dalla Daniela? di S. Poletti

28 Novembre 2015|Categorie: Contest|

Comune: Mirandola
Provincia: Modena
Edicolante: Daniela Vergnani, Via Valli 650/652, San Martino Spino (Mo)


– Andiamo dalla Daniela? È l’invito quotidiano di mio nipote Davide, 8 anni, il quale sa che dalla giornalaia può trovare (a scelta) anche un gioco, una bustina, un ovetto, un dolcetto.
Io cerco di dribblare la domanda e di solito vado quasi sempre da solo, per comprare un giornale, un periodico, libri, un po’ di cancelleria. Ma quando Davide è con me, se si è reso utile aiutando qualcuno in famiglia, se ha meritato bei voti a scuola o segnato un gol giocando a calcio coi “Pulcini”, bisogna accontentarlo, anche se è difficile soddisfarlo completamente e per lungo tempo.
Questo negozio di San Martino Spino, frazione mirandolese denominata la Burano delle Valli per le sue case coloratissime che si sono ribellate tramite gli imbianchini ai terremoti del 2012 e alla tromba d’aria del 2013, ha mille cose, forse cinquemila: è edicola, tabaccheria, cartoleria, profumeria, tabaccheria, dolcetteria, giocattoleria, bottega del lotto, dei gratta e vinci e della lotteria…
Daniela c’è sempre, i suoi cinque gatti e il cane Sissi, pure. Nonno Silvano, suo padre, se non è impegnato a costruire case e automezzi di cartone per le scuole e i bambini, arriva alla cassa a metà mattinata. Gregorio, il marito di Daniela, se non è in piedi a mettere le pile agli orologi, è ginocchioni a gestire gli arrivi e i resi di quotidiani e riviste varie, discute con me sugli ultimi fattacci della cronaca politica, quasi sempre imperniata sulle caste, che tante ci costano e sembrano cosche, e si dibatte sul fatto che il crimine e l’insicurezza, in Italia, sembrano regnare sovrani, senza che nessuno vi ponga rimedio. Lui aspetta pure gli agricoltori per parlare di mezzi meccanici e della sua terra, che è intorno a via Fruttarola, posto davvero singolare, quasi sempre epicentro delle scosse sismiche. In un appezzamento che si gonfia continuamente, come se in quel punto, le radici di Alpi e Appennini volessero esplodere in nuove montagne. Fra un milione d’anni la Bassa non sarà così bassa…
Davide, cosa scegli?
Non lo so, guardo…
Non toccare tutto. Non puoi toccare!
Se sapevo che non posso toccare, nascevo albero!
Buona questa. Dove l’ha sentita?
E’ scritto in quella maglietta che m’hai portato da Sirmione.
Come?
Sei sordo? Sirmione!
(Sirmione è un ottimo centro per curare la sordità rinogena, le artrosi, le patologie pneumologiche).
Guarda che puoi comprare soltanto un ovetto, una bustina… I giochi grossi li compra il papà. Non si può tutte le volte chiedere Lego, le tartarughe ninja, i personaggi di Guerre stellari. Un bel libro, perché non compriamo una bella favola, un giornalino con il gadget?
Sempre!
Sempre cosa?!
A me piacciono altre cose!
Come sono cambiati i tempi. Quando ero piccolo io, il giornalaio doveva vendere anche frutta e verdura per sbarcare il lunario, lamette, saponi, borotalco, profumi, e i giochi li vendeva solo a Pasqua e Natale, per qualche compleanno e alla la vigilia dell’Epifania. I giochi si svolgevano all’aperto, con qualsiasi stagione: riguardavano la lippa, la cavallina, il nascondino, le partita a biglie di creta o di vetro (per infilare la buca, svolgere la cicca-boccia, la spanna o il cerchio). Tutti erano armati di fionda, di cerbottana. Altri trattenimenti: si interpretavano le guardie e i ladri, la mosca cieca. Per tutti la palla avvelenata, la palla prigioniera, i quattro cantoni, ruba bandiera, la morra e le sfide con le figurine e le partite a piastre.
L’ultima volta che io ricevetti un regalo fu per la Befana ed avevo 13 anni. Feci finta di credere ancora nella “Vecchia” per spuntare un sacchetto in famiglia. Esso conteneva cose che mi fecero capire che era ora di dire basta all’aspettativa di un giocattolo e di avvicinarmi, piuttosto, ad una bambina della mia età. Siccome mia madre era molto povera, all’alba del 6 gennaio 1953 Ivaldo le aveva venduto due rimanenze: una cioccolata e un oggettino intagliato in montagna nel legno, di pochi centimetri, che con due levette metteva a martellare su un ceppo in miniatura, a turno, un orso e un boscaiolo. Bastava tirare alle due estremità e si sentiva solo un tic-toc ripetitivo. Niente di creativo. La cioccolata non si poteva mangiare. Era piena di bestioline in piccoli tunnel in cui c’erano ancora involucri di parassiti. Segno che di tavolette se ne vendevano ben poche…
Quando mi svegliai, manipolando le cose di quella Befana poverissima, deluso piansi, in un tenero abbraccio, assieme a mia madre, che comunque aveva sacrificato i soldi per la carne da brodo della festa.
I giocattoli, con gli amici, ce li potevamo fabbricare con il filo di ferro e il legno, con gli ombrelli in disuso, con la creta.
Per la sagra, una volta o due l’anno, si poteva scegliere tra una pistola di latta e un fucilino, una piva che scoppiava in pochi minuti o un gallettino di latta con le piume colorate sulla coda, uno o due colpi alla pesca. Se mia nonna Cesarina, che era bravissima a raccontarmi favole, quando ero a letto malato, andava ad Abano o a Montecatini, mi portava a casa qualcosa ed io ero arcicontento. Una pistola che sparava i tappi mi consentiva di spiaccicare sui muri di casa mosche e zanzare…
La bicicletta me la sono comprata da adulto. Il traforo, un cartone con tanti piccoli attrezzi e seghetti da usare per ritagliare con il compensato, l’ho chiesto, prima di ottenerlo, per almeno dieci anni a mio nonno Silvio, un invalido della prima guerra mondiale che lavorava molto sodo, nonostante avesse le mani con i tendini spappolati per una granata che l’aveva centrato sul Piave.
Mio padre, muratore quasi sempre disoccupato, non aveva denaro per acquistare balocchi. Mi comprava da vestire e cose per la scuola quando compivo gli anni. Qualche capo di vestiario poteva giungere usato già da mio fratello, che, a sua volta, l’aveva avuto, se smesso, da uno zio. E se il mattino dell’Epifania, all’alba, si sentiva un tonfo nel buio delle stanze fredde da letto del solaio, nel quale arrivava uno strato di gelo, si trattava quasi sempre di una cartella nuova in fibra, da portare a tracolla, contenente quaderni, mandarini, noccioline e qualche matita, qualche tappo e un po’ di carbone.
Questo è inutile che lo racconti a mio nipote. Non mi capirebbe.
Lui a tre o quattro anni armeggiava già con i cd e i computer, la play station, sapeva usare lo smartphone e il tablet. Però è lesto anche nell’uso delle spade-laser di Guerre stellari, come un circense o un attore consumato delle pellicole di cappa e spada. I suoi sono quasi tutti passatempi da svolgere al coperto, però. Io ho imparato ad usare un telefono a 21 anni, durante il servizio militare. E confesso che da nonno apro ancora qualche ovetto o sacchetto di patatine, per rifarmi…
A 75 anni ho ordinato per me ad un vero artista e restauratore del mio paese, Cicci, un Pinocchio alto come un bambino di dieci anni, uguale a quello del film con Geppetto-Manfredi e la Fatina-Lollobrigida, andato in onda in tv tanti anni fa…

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