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Anteprima nuove collezioni2018-03-07T11:44:43+00:00

Viale Ciro Menotti di A. Bertani

16 Dicembre 2015|Categorie: Contest|

Comune: Modena
Provincia: Modena
Edicolante: Edicola Villaggio – Via formigina n°240


Siamo a Modena tra la fine degli anni quaranta e l’ inizio dei cinquanta.
Viale Ciro Menotti, già allora detto “viale” in  lungimirante previsione degli alberi che vi sarebbero stati messi a dimora solamente tanti anni dopo, era caratterizzato, sul lato sinistro provenendo dalla Via Emilia, dalla linea del tram che dal centro città andava in via Paolo Ferrari e, sul lato destro, dal canale Pradella ancora scoperto per il tratto che andava da Via Pelusia a Via Morselli.
Sempre provenendo dalla via Emilia, ad un certo punto il suddetto “viale” incrociava  Via Ricci sulla sinistra e Via Morselli sulla destra. Ai lati di via Ricci si trovavano da una parte l’ edificio di un gruppo di Case Popolari e dall’altra il negozio di merceria delle sorelle Boni, chiamate  “Pigòuni”, affiancato dai laboratori del barbiere “Ghitàn” e del meccanico di biciclette Corradi, detto “Pipi”, ed ai lati di via Morselli da una parte la vetreria Marisaldi e dall’ altra l’ edificio di un altro gruppo di Case Popolari.
Davanti a Marisaldi, era sistemato un rudimentale chiosco di legno nel quale “Pavlèin”,  d’ estate, dava refrigerio agli abitanti del quartiere quand’ erano disposti a sopportare stoicamente i miasmi provenienti dal predetto canale   (una vera fogna a cielo aperto). Vendeva cocomeri, bibite e granatine prodotte grattugiando manualmente  le stecche di ghiaccio che acquistava nella vicina Fabbrica del Ghiaccio sita in via Ricci. Di fronte era collocata una baracchina per la rivendita dei giornali; era costruita in legno, era verniciata di grigioverde ed aveva dimensioni  minime che indicherei in poco più di un metro per lato.
L’ edicolante era un certo Bruno Bergamini, soprannominato “Tito”, uomo di mezza età, magrissimo, non giudicato bello dalle donne, anche a causa di una cicatrice sul volto provocata da una ustione che  gli donava un aspetto più burbero di quanto non fosse in realtà.
Ci stava strettissimo nella sua edicola, dove a malapena entrava una seggiola, sulla quale però si sedeva solamente  quando pioveva, perché trascorreva il maggior tempo possibile al di fuori per non soffocare dal caldo durante l’ estate  e per scaldarsi, muovendosi, durante l’ inverno: i condizionatori allora non esistevano ed una stufetta dentro proprio non ci stava. Eppoi, siccome sosteneva che un bicchiere di vino  faceva bene in tutte le stagioni,  provvedeva di conseguenza passando dalla vicina osteria Reggiani.
“Tito” arrivava al mattino presto, o notte tarda che dir si voglia,  con un biciclettone nero, dotato di portapacchi, al quale era agganciato un carrellino stracarico di giornali, dopo essere andato a ritirarli dal distributore locale. In seguito  poi dimostrò intraprendenza quando, col suo fratello gemello Giordano, pure lui edicolante alla Crocetta, e con quello di via San Giovanni del Cantone, intelligentemente organizzò un punto di raccolta e distribuzione alle edicole. Fu quello un esempio spicciolo della intraprendenza dei modenesi che stavano realizzando la grande trasformazione del dopoguerra  verso quella che sarebbe diventata in seguito una vera esplosione imprenditoriale.
Era costantemente in conflitto con il gruppo di ragazzini che si ritrovava abitualmente  in zona per andare poi a giocare al pallone nel cortile delle attigue Case Popolari, perché gli dava fastidio la confusione che quelli facevano  giocando attorno alla sua edicola, così come il fatto che questi sfogliassero i giornali appesi all’ esterno anziché comprarli.
Più lui li rimproverava,  più quelli lo provocavano con parole e con scherzi, a volte anche pesanti, come quando gli spalmarono del letame sulla maniglia della porta. Lascio immaginare la sua reazione quando l’ afferrò e si rese conto di cosa aveva in mano! Un’ altra volta, dopo una nevicata, durante una sua assenza, gli accumularono una notevole quantità di neve davanti alla porta d’ ingresso della baracchina così che, quando ritornò, dovette spalarla una seconda volta, inveendo coloritamente.
C’ era comunque  una buona capacità di convivenza che si manifestava, da parte dei ragazzi, con la frequentazione assidua per l’ acquisto delle figurine, Calciatori e Guerra di Corea in primis, e dei giornaletti,  Topolino e  Tex Willer principalmente. Da parte sua, con un comportamento fondamentalmente amichevole; aveva di fatto instaurato un buon rapporto di vicinato con tutti gli abitanti del quartiere.
Il 9 Gennaio 1950 partecipò dal vivo ai tragici eventi che caratterizzarono quel triste giorno, trovandosi a poco più di cento metri dal “fronte” delle acciaierie,  e prestò soccorso ad un manifestante colpito da un proiettile vagante ad un dito di una mano. Incurante dei gas lacrimogeni che saturavano l’ aria, lo accompagnò dal barbiere “Ghitan” dove fu medicato.
Un bel giorno capitò che un autocarro dell’ esercito statunitense, guidato da un militare nero, sbagliasse  manovra e, nel voltare,  investisse  in pieno l’ edicola, con dentro Tito, ribaltandola su di un lato.  Fortunatamente Tito non subì danni fisici, sebbene la baracchina andasse in sfascio, e procurò ilarità il vederlo uscire  dalla finestrella mettendosi a discutere animatamente con l’ autista; lui, minuto, in dialetto e l’ altro, gigantesco, in slang americano.
Col risarcimento che ottenne, avendo  iniziato a godere della collaborazione del figlio sopranominato “Franz”,  a fine anni settanta comprò una baracchina nuova, metallica, più spaziosa e funzionale, con vetrinette per l’ esposizione delle riviste, con una sedia e la stufetta. Ottenne anche l’ autorizzazione per  piazzarla proprio sul Viale Ciro Menotti, davanti alla casa popolare d’ angolo con via Morselli, luogo dove rimase fino al 2001, quando il nuovo ed attuale proprietario si spostò poco oltre, all’ interno del cortile delle Case Popolari in affaccio sul Viale Ciro Menotti, con una ulteriore e più ampia struttura.
Quando nel frattempo venne chiuso  il tratto di canale ancora scoperto,  scomparve il chiosco di “Pavlèin” e furono divelte le rotaie del tram,  sostituito dal filobus,  andarono persi   un angolo della città ed un personaggio caratteristici ambedue della Modena di una volta.
Attualmente il posto è molto cambiato in quanto non è più punto di ritrovo dei ragazzini del quartiere. Per giocare a pallone vengono accompagnati dai genitori in una delle tante polisportive della città e per passatempo si trastullano con smartphone e tablets.
L’ attività dell’ edicola non viene più disturbata, ma nell’ aria c’è meno allegria rispetto ad allora.

In un paesino piccolino di M. Radighieri

13 Dicembre 2015|Categorie: Contest|

Comune: CARPI
Provincia: Modena
Edicolante: Carlo Barbieri, Edicola Punto Giallo – Via Cavalcavia 3 , Budrione di Carpi


In un paesino piccolino, c’è un’edicola dove andiamo a prendere il giornale ma dove anche noi abbiamo cose da raccontare.
Ci si conosce tutti, belli e brutti, ascolti questo e quello e pensi che il mondo è proprio bello.
Evviva l’edicola evviva il giornale, che leggendo non ascolti alcun male.
Leggo di tutto, mi piace “Grandhotel” che è il più bello che c’è, è come mangiare un buon dolce per me.

Il sorriso di Francesca di P. Collini

13 Dicembre 2015|Categorie: Contest|

Comune: Modena
Provincia: Modena
Edicolante: Francesca, viale Storchi


Ci porge mandorle amare
l’assorta danzatrice

Con l’indaco negli occhi
lei
per anni mille
ha tradotto per noi,nell’edicola
ogni scritto pensiero
ogni riflesso.

Oggi che l’anarchica regina
decide un suo nuovo destino,
festa per lei
con cesti di gelsi
e di nocciole
ma
sapremo noi comprendere da soli
quello che è scritto
e ricavarne amore ?

Potremo noi ragazzi sopravvivere
e ancora sorridere ?

Tutti quei giorni
i saluti
i ritorni
i resti e i controresti
tutto vero,sensato
come un sogno sognato.
e un brusio di vite
parole dipinte , sussurrate
dalle ali di gabbiano
della sua bocca .

SPLASH di F. Di Iesu

11 Dicembre 2015|Categorie: Contest|

Comune: Carpi
Provincia: Modena
Edicolante: Sig.ra Maurizia PUNTO GIALLO DI BARBIERI CARLO via Cavalcavia 5 – 41012 Budrione di Carpi (MO)


Il rumore assordante del cellulare non cessa di rimbombare nella mia testa già confusa, piena di labirinti, di cartelli che indicano tutto tranne l’uscita!
Ormai sono giorni che passo le ore in questo letto. Non ho ancora avuto la forza di rifarlo. Il cuscino è pieno di strisciate di mascara nere. Eppure son trascorsi due mesi da quando Manuel mi ha piantata per quella poco di buono di Cinzia. Inizialmente avevo fatto una gran scenata ed era finita lì. Ero convinta che ritornasse da me. Non avevo ancora compreso che non avrei più baciato le sue labbra, non avrei più sentito il calore delle sue forti braccia e soprattutto avrei più rivisto i suoi occhi guardarmi con l’amore profondo che ci aveva legati per ben quattro anni.
“Basta!” Decido di rispondere al telefono, ho capito che non mi darà tregua.
Schiarisco la voce. “Ciao Lara, dimmi tutto.”
“Insomma è da ieri che ti chiamo! Cominciavo davvero a preoccuparmi!”
Il tono di Lara è acido come il limone acerbo che ho in frigo. E’ la mia migliore amica. Non ha problemi ad essere sincera con me. Sappiamo tutto l’una dell’altra, mi è stata molto vicina in tutti i momenti bui della mia vita, in particolare negli ultimi mesi.
“Scusa, ma non avevo proprio le forze né di rispondere al telefono, né di fare nessun’altra cosa.”
“Allora fattela venire la forza, Luca si è ammalato ed io ho bisogno oggi di te in edicola! Se a quest’ora sei ancora a casa, presumo tu sia ancora in cassa integrazione! Ti pagherò con i voucher.”
Il pensiero di dover rispondere alle domande indiscrete dei clienti dell’edicola con gli occhi gonfi e le unghie rosicchiate dal nervoso, mi fa sprofondare ancora di più la testa sotto le coperte.
“Hey! Ci sei?”
Per alcuni secondi non rispondo. Spero che termini la chiamata e si arrenda.
“Allora? Devo mandare Gina a casa tua per farti parlare?”
Gina? Oddio la più pettegola della zona? Noooo! Ok, ok, a chi volevo raccontarla, sapevo che Lara non avrebbe mai concluso la chiamata!

Nel tragitto verso l’edicola, il pensiero di Manuel insieme a Cinzia, mano nella mano pochi giorni fa in centro, mi assale e non mi molla. Sento gli occhi che si stanno nuovamente riempiendo di lacrime, ma non posso. Ho appena sistemato il trucco per avere un aspetto passabile. Guardo verso l’alto e faccio un respiro a pieni polmoni. Mentre sento allentare il groppone in gola… SPLASH!
L’idea di recarmi a piedi con il mio bell’ombrellino rosso a pois bianchi, non è stata tra le migliori.
L’auto che è appena passata mi ha completamente inzuppata di acqua e fango. Resto immobile. Sto cercando di capire se sia meglio tornare a casa e usarla come scusa oppure proseguire gli ultimi dieci metri.
“Eccoti! Temevo che avessi bleffato dicendomi che saresti venuta! Cosa ti è successo?”
Lara era uscita per portare all’interno del negozio gli stand vista l’incessante pioggia.
“Niente cara, ho pensato fosse meglio fare una doccia prima di venirti a dare una mano! Mi passi lo shampoo?” Assumo una posa sarcastica.

La tuta di Lara mi va un po’ lunga, ma meglio che beccarsi un raffreddore.
“Ne tengo sempre una di scorta in magazzino.” Mi dice lanciandomi l’asciugamano per tamponare i capelli. Non l’afferro. Cade dietro al bancone. Mi chino per raccoglierlo mentre sento suonare il campanello della porta. E’ entrato un cliente. Avverto ancora un senso di disagio e decido di restare accovacciata.
“Ciao Simone! Sei venuto per il solito Focus e Milano Finanza?”
“Sì, bravissima!”
Lara mi da un’occhiata torva, io faccio segno di silenzio e le strizzo l’occhio in segno di complicità. Vedo gli scarponcini del ragazzo, indietreggio un po’.
“Cosa mi racconti di bello? Stai andando in ufficio?”
Il ragazzo ridacchia in maniera sommessa.
Forse mi ha visto. Sento il cuore battere forte. Tiro indietro le gambe più che posso. Potrei fare la contorsionista! Ci penserò.
“Cosa ridi?” Chiede Lara.
“No, è che…” Lascia la frase a metà e già me lo immagino a farmi “Cucù” sotto al bancone. Il pensiero mi fa inconsciamente sgranare gli occhi.
“Sì, devo andare in ufficio e sono anche leggermente in ritardo, infatti dovrei comprare anche del materiale per l’ufficio, ma passerò stasera con più calma.”
Sento che appoggia le monetine sul bancone per pagare. Lara quasi mi schiaccia un piede, apre la cassa e di proposito mette in ginocchio davanti alla mia faccia. Credo si stia divertendo da morire. La conosco!
Il cliente si allontana ma prima di uscire soffoca un’altra risata.
Ok, è ufficiale… mi ha scoperto! Divento paonazza in volto.
“Adesso però mi devi dire perché ridi!” Chiede Lara in tono deciso e convincente.
“Stamattina ho lavato una tipa con l’ombrello! Completamente fradicia!” Ora la risata si fa più grassa. “Giuro, non l’ho fatto di proposito! Era così buffa, così… ridicola! Con quei capelli bagnati attaccati al viso mentre reggeva l’ombrello immobile come una tontolona . Se mi fossi fermato a chiederle scusa mi avrebbe senz’altro sbranato! Chiaramente dopo essersi data una svegliata! Quindi ho fatto un’altro giro dell’isolato per prendere tempo. Non volevo che mi vedesse entrare da te.”
Lara rimane senza parole.
Sento il campanello risuonare e la risata più lontana. Sta per uscire.
Come ha osato prendersi gioco di me? Ridicola? Tontolona? Svegliata? La collera che ho dentro per tutto quello che mi sta capitando ultimamente, la sento esplodere dentro più forte che mai. Mi alzo in piedi senza badare al mio aspetto o alle parole che dirò, voglio solo far sfogare questa valvola, prima che la pressione mi scoppi dentro.
“Troppo tardi! Già andato!” Lara mi guarda con aria incredula, forse per l’accaduto. Ora mi scruta il viso in silenzio per qualche istante. “Hai gli occhi fuori dalle orbite… vuoi una camomilla?” Mi appoggia una mano sulla spalla ed io capisco che la sua espressione preoccupata è per me.
Cerco di assumere un aspetto più dignitoso e con voce ferma e sicura dico. “No! Non ne ho bisogno!” Ok, tanto ferma e sicura non sono stata. “Ti rendi conto di che maleducazione è dotata la gente? Già il fatto che mi abbia lavato in quel modo avrebbe dovuto farlo fermare per venire a soccorrermi, poi ha anche il coraggio di prendermi in giro? Ma chi è questo tipo? Stasera ci penso io!”
“Ah sì! come no! Gli dirai: stamattina ero nascosta sotto al bancone e volevo dirti che sei un gran cafone… si, suona bene. Fa anche rima!” Sbotta in una forte risata che finisce per contagiare anche me.
Durante l’arco della mattinata abbiam fatto parecchie vendite, soprattutto quotidiani e settimanali, poi è arrivata Alice, la fissata di oroscopi. E’ venuta a comprare il nuovo libro-agenda con tutte quelle previsioni assurde di amori mancati e soldi in arrivo per non parlare della forma fisica dovuta a Giove piuttosto che a Saturno. Ma come si fa a essere così creduloni? Ho capito subito che si trattava di Alice, dagli anelli di piombo e i vestiti di tessuto cangiante. Come dicevo, io e Lara siamo amiche per la pelle e conosciamo ogni cosa. Spesso mi parla dei suoi clienti più pittoreschi.
Dopo l’astrologa è arrivato Dario, un uomo sull’ottantina, con il vizio per le belle donne. Sfoglia le riviste, le tocca tutte, ma non ne compra nessuna. Questa cosa rende nervosa Lara. Lo fa ogni volta. Prende in mano il giornale, lo sfoglia, lo commenta in modo parecchio colorito, puntualmente chiede se può strappare la pagina con la soubrette del momento per poi uscire facendo un paio di complimenti al lato B della mia amica.
“Ormai è sistematico. Fa sempre così… dev’essere una malattia.” Incrocia le braccia rassegnata e guarda verso la strada. “Adesso sta arrivando il meglio!” Esclama Lara.
“No! Non mi dire che avrò l’onore di conoscere la signora Maria!?”
“Zitta! Sta per entrare!”
Maria è una signora dalle manie surreali, ho pensato a lungo che fosse frutto della fantasia di Lara, solo per potermi prendere in giro.
Entra infagottata nel suo pellicciotto di pelo chiaro. Mi auguro davvero che sia sintetico, ma sapendo il personaggio che è, sarà pelo vero; una motivazione piuttosto valida, per tenerla fuori dal negozio!
“Buongiorno signora Maria!” Lara è sempre cordiale con tutti. Come fa?
Maria non risponde, borbotta qualcosa e s’infila un paio di guanti di cotone bianchi, poi prende un piumino cattura polvere dalla borsa e lo passa sopra alle riviste. Lo mette in un sacchetto di plastica e lo ripone in borsetta.
“Se sta cercando Casaviva è in alto a destra!” Farfuglia qualcosa e guarda in basso a sinistra. Mi avvicino all’orecchio di Lara e bisbiglio piano. “Forse è sorda!”
“No, non risponde quasi mai, tranne le domeniche in cui siamo aperti. Non chiedermi perché, ma è così!”
La osservo muoversi come se fosse una specie in via di estinzione (per fortuna), un personaggio come questo andrebbe studiato. Non ci credo, lo sta per fare, speravo che almeno questo l’avesse inventato Lara. No. Mi scappa da ridere! Cosa faccio? Getto un’occhiata veloce alla mia amica che mi sorride e aspetta il rituale.
Tira fuori uno spray e lo appoggia sul bancone.
“Ha già scelto tutto?” Chiede Lara.
Maria fa un cenno di consenso con la testa e ruota la dentiera in bocca.
Lara prepara lo scontrino e le pone una busta di carta per farle riporre le riviste, Maria le infila dentro ed estrae i soldi dal borsellino.
“Sono 8 euro e 50 cent.”
La donna indossa ancora i guanti bianchi. Prende 10 euro e aspetta il resto.
Lara le rende 1 euro e 50 cent. Adesso scatta l’operazione igienizzante. Afferra lo spray e una salvietta, poi con molta calma pulisce le monetine. Cerco di soffocare la risata, ma è più forte di me. Proprio non resisto. “Scusi! E’ solo che non avevo mai…”
Lara m’interrompe e continua. “Non aveva mai utilizzato questo prodotto per pulire le monetine in cassa.”
La guardo e mi precipito a soffocare la risata nel piccolo magazzino. Mi accerto che sia uscita e torno in negozio scuotendo la testa. “Allora era tutto vero!”
“Cosa pensi? Che nel tempo libero legga i fumetti dagli scaffali e m’ispiri ai loro personaggi per poi raccontarli a te? Comunque aspetta che la giornata è ancora lunga, mancano altre perle rare!”
In effetti la giornata, a parte quel disgraziato di stamattina, si è rivelata più divertente del previsto. Sono entrate molte persone di tutte le età e di differente provenienza. Diverse mi hanno strappato un sorriso, le signore mi hanno dato saggi consigli di cuore senza farmi sentire in imbarazzo, altre mi hanno chiesto consigli per la lettura dei libri, la mia passione!
Mi ero creata più problemi di quanti in realtà ne abbia avuti.

Ormai è sera, Lara mi avvisa che manca un’oretta alla chiusura.
Mi offre un the caldo. Mi siedo sullo sgabello e inizio a sorseggiare, quando vedo sbucare… chi pensate che sia? Beh, ve lo dico io. La persona che mai avrei voluto varcasse quella soglia. La nuova fiamma del mio ex, nel suo attillatissimo completo nero, tacco 12, make-up perfetto da corso di Diego Dalla Palma versione 10.0.
Il the mi va di traverso nel vederla entrare. Non riesco a restare seduta. Decido di alzarmi. Lei con molta tranquillità saluta e si avvicina allo scaffale delle riviste tipo Cosmopolitan e Vanity fair.
Lara mi parla all’orecchio sussurrando. “Ci penso io, se vuoi uscire a prendere una boccata d’aria…”
Non me lo faccio ripetere due volte, prendo la giaccia ed esco. Inspiro l’aria fredda e per la prima volta trovo questo freddo pungente come se fosse un ottimo anestetizzante alle mie emozioni bollenti.
Resto sul marciapiedi a guardare le nuvolette di fumo uscire dalla bocca.
“Non posso stare molto tempo al telefono, devo fare presto…”
Una voce che proviene da dietro l’angolo dell’edicola attira la mia attenzione.
“Vediamoci sabato mattina al solito posto. Sì, ti amo anche io!”
Il freddo che un istante fa, mi risollevava, ora mi raggela il sangue. Non ci credo, il mio amatissimo Manuel, l’uomo che ho stimato per quattro anni, sta vedendo un’altra ragazza. Cinzia mi fa quasi pena. Ho detto quasi.
Lo vedo girare l’angolo e me lo trovo di fronte. Il mio cuore è un continuo rullo di tamburi. Non so se fargli una scenata di gelosia per quello che ho appena sentito per quella gallina che è dentro oppure … troppo confusa! Decido di tacere.
“Ciao Ilaria!” Sembra felice di vedermi. Del resto io non gli ho fatto nulla. Io. Lui no! Mi ha tradita e lasciata! Cosa si aspetta? Una pacca sulla spalla come se niente fosse? S-c-o-r-d-a-t-e-l-o! “Manuel! Mi fa piacere vederti, anzi… ti dirò… mi ha fatto ancora più piacere sentirti!” Gli dico con il tono più acido e sprezzante che possa avere.
Lui mi guarda, capisce immediatamente che mi sto riferendo alla telefonata.
“Oh, non preoccuparti, non dirò una parola alla tua bella bambolina di porcellana. Si merita di avere esattamente quello che sei uno…”
La frase resta interrotta a metà quando Cinzia esce dall’edicola.
Regna il silenzio. Ci guardiamo. Poi Cinzia è la prima a rompere il ghiaccio. “Mi dispiace cara che ci sia andata di mezzo tu, non è un fatto personale, ma ad un grande amore non si può rinunciare. Siamo molto innamorati.”
Non so se ridere, se vendicarmi o se ringraziarla. “Guarda, volevo proprio esprimerti la mia gratitudine. Pensa se avessi sposato uno che non mi amava come meritavo! Grazie davvero!” Il mio tono è stranamente rilassato e pacifico. Mi giro ed entro in negozio.
Il mio sorriso soddisfatto incuriosisce la mia compagna di avventure che mi chiede spiegazioni. Dopo aver raccontato tutto, mi ritrovo a essere serena. “Grazie, per avermi chiamata stamattina. Se fossi rimasta a letto, non avrei capito con quale elemento avevo a che fare. Per fortuna che mi ha lasciata! Chissà quante volte mi ha tradita e nemmeno avevo idea.”
Lara si appresta a chiudere quando entra un tipo dall’aria simpatica. Anche molto carino aggiungerei.
“Scusa, ma non sono riuscito a passare prima!”
Attimo di agitazione. Riconosco la voce. Simone! Il disgraziato di stamattina! Insopportabile! Sì è vero avevo detto che sembrava simpatico, beh, mi sono sbagliata!
“Figurati, vieni dal lavoro, non sei andato a divertirti.” Risponde Lara la quale spera non abbia capito di chi si tratta per timore che possa fare una piazzata.
Il ragazzo sfodera un bel sorriso e fa un cenno per salutarmi. Sfacciato! Sfacciato ma bello.
“Sei la nuova aiutante di Lara?”
Oddio… ce l’ha con me? Sì, mi sta fissando. Occhi scuri come il caffè, penetranti. Mi sento leggermente a disagio. Perché? Ero arrabbiata con lui, mentre ora sono attratta. Mi guarda in maniera schietta e diretta. Mi riprendo dai miei pensieri. “Solo per oggi, perché il marito di Lara non si sentiva bene. Ha la febbre.”
“Strano, l’ho visto al bar qui di fronte.”
Lara impacciata risponde che si era sentito meglio e non gli andava di stare a casa da solo. Una strana reazione. Conosco bene i miei polli!
“Quindi domani non sarai più qui?”
Guardo la mia amica. “Non so, se Luca sta meglio, credo che sarò a casa.”
“Peccato.” Si lascia scappare a bassa voce. L’ho sentito bene, eccome! Ha detto peccato!
Io mi lascio sfuggire un sorriso.
“Simone, prima che tu entrassi, stavamo proprio organizzando una festa a casa mia con alcuni amici. Ti va di venire?”
Guardo la giovane edicolante perplessa. Deve aver colto un certo interesse nell’aria e come al solito non ha perso l’occasione per essermi amica.
Il viso di Simone s’illumina. “Certo! Con molto piacere! Cosa posso portare?”

Inutile a dirvi che la festa c’è stata, che ho passato tutta la sera a parlare con Simone di tutto e di più; dal lavoro, alle amicizie, agli interessi fino a scoprire che quella mattina Luca non era malato, ma era stato obbligato da Lara a starsene a casa per costringermi a darle una mano in edicola.
La sera stessa ho capito quanto potesse piacermi con i suoi modi semplici e ironici. Non c’è stato un bacio, nemmeno una presa di mano, ma l’affinità che avevamo, era promettente.
Pensate che sia finita così? Assolutamente no. Simone ha salutato tutti e mi si è avvicinato per chiedermi un appuntamento poi è sceso dalle scale.
Era davvero bellissimo, ancor di più della prima volta in edicola. Non avevo smesso di togliergli gli occhi di dosso e lui nemmeno. Non ho resistito e sono corsa sul balcone. L’ho chiamato e lui si è girato guardando verso di me, verso l’alto. Lo guardavo illuminato dal chiarore della luna piena.
“Dimmi!” Mi dice lui.
Splash! Gli getto addosso una secchiata di acqua che avevo preparato all’inizio della serata. Ora è completamente inzuppato come me al nostro primo incontro.
“Mi ero dimenticata di dirti che non ci siamo conosciuti dentro al negozio… ma fuori dal negozio! Sono quei piccoli dettagli che fanno la differenza!”
Da lì abbiamo capito che sarebbe stata una lunga e mai noiosa storia d’amore.

“Camminata” di P. Circosta

11 Dicembre 2015|Categorie: Contest|

Comune: Modena
Provincia: Modena
Edicolante: Di Deco Alessia, viale Caduti sul Lavoro, Modena


La vita e’ scandita dall’ orologio, dal calendario e dagli eventi di cronaca
che fanno la nostra storia e oggi ho deciso di cercarli nella mia citta’.
Dalla periferia mi avvio verso una vecchia casa infestata da erbacce ,
le pareti completamente coperte di edera e muschio.
Passo velocemente .
Raggiungo l’ asfalto .
Case attaccate le une alle altre , dalle pareti completamente nude.
Eccola !! E’ lei , dopo l’ incrocio, la intravedo , sola, completamente vestita.
Ha solo una finestrella.
La raggiungo , le pareti sono colme di fogli, di parole, di giornali.
Bustine di figurine scendono dalle pareti ,morbide come pieghe di un abito
da sera, svolazzano .
C’ e’ profumo d’ inchiostro , di carta, stampa non ancora sfogliata.
Tutt ‘ intorno ritti come alberi senza tronco ergono cartelloni a grandi lettere ;
titoli di quotidiani e periodici nazionali .
A lato ancora alberi ma con titoli in varie lingue .
Al centro le ultime novita’ nel campo dell’ editoria : gialli, romanzi d’ amore,
storie vere di gente vissuta.
Io sono li’ davanti a tutte queste “diversita’ “ di lingue ed opinioni , assorta
per sconfiggere la disinformazione e la solitudine.
Questa casa e’ l’ edicola , pari ad un pozzo dove poter acquisire notizie
legate alle gioie e ai problemi del mondo .

L’EDICOLA, al giornel e al giornalesta di S. Torricelli

10 Dicembre 2015|Categorie: Contest|

Comune: Modena
Provincia: Modena
Edicolante: Giuliano, Mercato via Albinelli


La per ‘na baracheina da du pièe
Ma la cambia la ghégna tòt i dèe
Col locandein’in màstr’apariscent
D’atirer l’atenzioun di sòo client

Al giornaler deinter al sgabuzein
Al vànd quotidian e giornalein
Bigliàt dal Bus e leber important
Ogni grazia ed Dio per servir tòt quant

Calendari, rivesti illustredi
In coperteina dàn strampaledi
El fan vàder tòt : umbreghel panza
Quaciand sol cal poc, per la creanza

Et trov’ al gratta-vinci, per ‘dvinter sgnor
E tòt l’oroscopo per i problema ‘d cor
El figureini da fer tanti colezioun
Persin libràt ch’insàgnen a fer clazioun

E in cal rivesti cal màt bein in vésta
Quant sbagianedi screv i giornalesta
Ona l’ha pers l’ambros, un’eter s’è divis
Pò dap igh màten ca gh’era sol d’avis

Anch per la cronaca igh chelchen la man
Si vàden ‘a cumàta, i screven reoplan
per tòt i fat, i fan dl’esagerazioun
per dòo gàz apeina i disen aluvioun

Soquant scritor is-seinten : al “Pedr’Etern”
al Paradis, i al fan dvinter l’Inferen
ma turnam al noster amigh giornaler
che da lò del cosi, a duam imparer

A la mateina as leva ‘d bon’ora
Per rendr’i vecc, chi nov al màt fora
Al vànd la sòo merce in ‘na manera
Che quel ca gh’è scrét al per propria vera!!!!!

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